venerdì, maggio 30, 2003

dischi: makaveli. the don killuminati- the 7day theory (death row\interscope. 1996)

essendo il 2003 l’anno in cui è prevista la resurrezione di 2pac avrei pensato di recensire questo suo disco a nome makaveli, uscito nel 1996 su death row (anzi, sulla new and “untouchable” death row records per essere precisi). su allmusic.com il disco appare infamato dal conferimento di due sole stelle. secondo stephen thomas erlewine tutto in questo disco (pubblicato solo otto settimane dopo la morte di tupac) lascia perfettamente intravedere un operazione di marketing della death row atta a creare interesse intorno a un prodotto musicalmente piuttosto scadente. io non sono d’accordo. è probabilmente l’ultimo disco concepito in vita da uno dei più grandi rapper di sempre, e anche se forse potrebbe vacillare al confronto col monumentale all eyez on me (pubblicato nello stesso anno) mi sembra che the don illuminati abbia tutte le carte in regola per farsi rispettare all’interno della discografia di 2pac. rispetto al suo predecessore si presenta più compatto, omogeneo. essendo un disco piuttosto duro e decisamente cupo manca tutto il versante r&b che 2pac non aveva esitato a sfoggiare in altre occasioni. anche qui makaveli è accompagnato dagli immancabili outlawz, spalle sempre all’altezza nonostante si presentino orfani di storm (ritiratasi a vita privata), che in all eyez on me aveva piazzato alcune delle rime più brucianti del disco.

to live & die in l.a. (omonima dello splendido film di friedkin) e me and my girlfriend (poi biecamente rifatta e sfruttata a fini commerciali da quell’impunito di jay-z, buono come businessman, vomitevole come rapper) sono due splendidi spaccati di quella vita criminale che ha fatto la fortuna del gangsta rap. decisamente losangelina la prima (nel titolo, nei suoni, nei cori e nell’atmosfera generale) quanto oscura, aspra e tagliente la seconda. just like daddy è il classico episodio (sempre presente in 2pac) dedicato al pubblico femminile. una canzone d’amore calda, funky e grondante sesso dal primo all’ultimo beat. il disco rallenta in un paio di occasioni, e ne escono due episodi indimenticabili: krazy e hail mary. hail mary è piazzata subito dopo il pezzo d’apertura, risuonano campane a morto in mezzo a beat scurissimi e rime disperate (hail mary till i reach hell, i ain’t scared\ mama checkin’ in my bedroom i ain’t there\ i got a head with no screws in it\ what can i do one life to live but i got nothin to lose\ just me and you in a one way trip to prison). la rima iniziale è senza dubbio la migliore del disco: i ain’t a killa but don’t push me\ revenge is like the sweetest joy next to gettin’ pussy. resta da discutere sulla leggenda che accompagna il disco. sulla copertina cristologica che farebbe pensare a un’ipotetica risurrezione che dovrebbe avvenire sette anni e non sette giorni dopo la morte. inoltre la scritta exit 2pac enter makaveli farebbe pensare a una morte solo metaforica. comunque qui trovate informazioni ulteriori riguardo alla leggenda della falsa morte di 2pac: http://www.tupacgraphics.com/7dt.htm. girovagando nello stesso sito mi sono anche imbattuto in una simpatica istantanea dell’autopsia che mi ha lasciato abbastanza basito (http://www.tupacgraphics.com/autopsy.htm). personalmente ritengo che se tupac shakur fosse vivo non potrei che rallegrarmene, ma in fondo non cambierebbe granché visto che si è dimostrato perfettamente capace di fare dischi e girare film anche da morto.

atroC.T.X.Z.B.tion feat. s.t.erlewine

trenta maggio duemilatre

postato da atrocityexibition | 30/05/2003 22:35 | commenti (5)

giovedì, maggio 29, 2003

futbòl: la partita del secolo

essendo che la rivista si occupa anche di calcio suppongo che sarei tenuto a scrivere qualcosa sulla partita di ieri. non sarà una sintesi completa e approfondita come quella che trovate in edicola sul settimanale controcampo ma almeno vi garantisco che sarà un articolo totalmente esente dall’intollerabile enfasi piccininiana. chiamarla partita del secolo mi fa sentire stupido, ma gianni mura ha detto che essendo il secolo ancora breve possiamo chiamarla così e così sia. un partita del secolo ci si augura sempre che non si trascini per centoventi minuti a reti inviolate per poi proclamare il suo trionfatore dopo i calci di rigore, ma così è stato e ne prendiamo atto. mi preoccupano i giornalisti spagnoli e quelli inglesi, che non aspettavano altro per poter scaricare un’altra valanga di merda sul nostro calcio difensivista e catenacciaro. pazienza.

la differenza come volevasi dimostrare l’ha fatta pavel nedved. la sua assenza ha di fatto consegnato le chiavi della partita al milan, che ha fatto il suo gioco senza troppa fortuna mentre lippi mi pare abbia cercato (senza riuscirci) per centoventi minuti di capirci qualcosa. gattuso e seedorf hanno sfoderato tutto il loro scibile calcistico nella partita più importante (è mancato invece l’apporto di pirlo e forse quello di rui costa) e il buon primo tempo del milan credo sia merito soprattutto loro e di un grande shevchenko. l’ucraino nei primi quarantacinque minuti ha letteralmente devastato la difesa juventina, partendo alternativamente da destra, dal centro o da sinistra e facendosi rincorrere da tutti e quattro i difensori bianconeri. lippi ha capito presto di avere sbagliato qualcosa, e francamente alla lettura delle formazioni se ne erano accorti tutti tranne lui. montero a sinistra ha patito tantissimo la incursioni di shevchenko, tudor al centro della difesa è un azzardo che in finale di champions league si rischia di pagare caro. un provvidenziale stiramento del croato ha riportato un po’ di ordine con l’ingresso di birindelli. la sensazione è che lippi sia talmente innamorato del suo pupillo da volerlo far giocare a tutti i costi. a camoranesi era stato chiesto di non far rimpiangere nedved. non ci è riuscito nemmeno per un secondo, si è anzi confermato il pessimo giocatore visto nel finale di stagione. temo che il rinnovo del contratto non arrivi e l’anno prossimo lo vedremo con una maglia diversa (azzardo, inter?).

il milan ha forse meritato di vincere ma la vittoria è comunque arrivata soltanto dopo i calci di rigore, e resta il rammarico per i bianconeri di avere perso la champions league senza avere perso la partita, mentre il milan si è portato a casa la coppa senza aver vinto nessuna delle ultime tre partite. di fronte a buffon non si sono certo presentati cinque specialisti degli undici metri, ma comunque al confronto di montero, zalayeta e trezeguet nesta è sembrato rambo koeman. mi chiedo come si possa arrivare ai vertici del calcio mondiale e non essere in grado di battere un calcio di rigore che abbia la benché minima speranza di finire in rete, ma diamo pure la colpa all’emozione. io mi sarei comunque aspettato di veder battere qualcuno tra tacchinardi, conte e ferrara (e di certo non montero, autore di uno dei peggiori calci di rigore della storia del calcio) ma temo che discorsi del genere non abbiano troppo senso.

ho pensato che alla fine di ogni articolo potrei consigliarvi un disco. il mio disco del momento è un classico della mia adolescenza che ho ripescato ieri in un negozio di dischi usati. è black sunday dei cypress hill. ciao

atroC.T.X.Z.B.tion feat. gianni mura

postato da atrocityexibition | 29/05/2003 11:09 | commenti (2)

martedì, maggio 27, 2003

the dance

se non l’avessi chiamata sadnessaftersex la mia rivista l’avrei chiamata the dance. il rischio era che qualche scemo la confondesse con una rivista di musica dance, allora ho scelto sad.aft.sex in modo da accalappiare magari anche qualche segaiolo che inserisce keywords oscene nei motori di ricerca. veniamo al ballo. il ballo mi piace. soprattutto al cinema. l’unica intervista della mia vita l’ho fatta lo scorso anno a lisbona, nei giardini di principe real. di fronte al mio registratore e alla mia bottiglia di super bock sedeva pedro costa. mi ha raccontato questa cosa. pare che john ford andasse in giro a dire che in un film ci devono sempre essere tre cose: un ballo, un funerale e delle galline. gli ultimi due film che ho visto sono the matrix reloaded e the city of god. entrambi i film contengono una scena di ballo. due scene che pesano all’interno del film, quella di matrix è forse addirittura la scena da ricordare. è una roba tribale, mi dicono essere una citazione dei nibelunghi langhiani (un film di cui non posso parlarvi essendo fuori dalla mia giurisdizione). è filmata in una maniera che a un certo punto mi sono detto cazzo, sembra una roba da pubblicità, però devo ammettere che quando sono partiti i primi beat ho sussultato. il ballo usato per fare casino e farsi sentire è una roba che suscita in qualche modo il mio interesse, anche se non è che scriverei un saggio sulla cultura dei rave. la scena di city of god avrebbe anche un certo valore filmico, la musica è bella, solo che alla fine ci si becca un omicidio visto attraverso le luci stroboscopiche intermittenti che sputtana un po’ tutto. io sono molto contrario a queste merdate da videoclipparo. le facciano nei videoclip, non al cinema. invece è pieno di registi che appena sentono due note di una canzone vanno fuori di testa e si sentono autorizzati a piazzare uno stacco ogni due fotogrammi. la scena di city of god in questione non è che presenti veri e propri stacchi di montaggio. però vi spiego una cosa. essendo una scena giocata sul contrasto buio\luce delle luci stroboscopiche mi sento tranquillamente di affermare che un frammento di buio al cinema equivale a uno stacco. quindi mi da fastidio.

atroC.T.X.Z.bition feat. GG "the viverone lake hustler" garella, pedro costa, john ford.

postato da atrocityexibition | 27/05/2003 20:18 | commenti (4)



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