giovedì, giugno 26, 2003

this motherfucking world (5): the anti-flatmates manifesto                  quello che mi tiene a galla al momento è un certo bassi maestro. un rapper di non so dove. mi sono comprato il disco ieri in un negozio hip hop che hanno aperto sotto casa mia. la traccia 11 si chiama s.i.c. (succhiatemi il cazzo). parla di cose di cui per la verità non mi frega. però "succhiatemi il cazzo" è il mio current mood e me lo tengo, alzo i bassi e muovo la testa e per il momento mi accontento di questo. la mia avventura in una certa casa in cui alcuni di voi hanno avuto il piacere (e non dite di no) di passare alcuni giorni/serate è finita. sono talmente frustrato e incazzato che completerei questo post con una lista spaventosa delle mie più ignobili bestemmie. ma sono un signore e rimango tale, come la merda resta merda, ognuno al suo posto. ho subito un’inculata delle più dure che mi siano capitate in vita, e mi ritrovo a cercare casa per la terza volta in tre anni (uno sfratto, un erasmus e una persona di merda sono le tre cause, in ordine cronologico). mi spiace stracciarvi le palle con i miei cazzi, però è così che funziona, non ho aperto questo blog per i soldi o per la gloria, l’ho aperto perché mi stiate ad ascoltare e ci starete. siamo in cinque qui dentro, io e rob abbiamo mangiato merda per mesi prima di riuscire a trovare questo posto del cazzo. abbiamo cercato un coinquilino, una persona di cui non voglio fare le generalità, quindi lo chiameremo Merdian. Merdian è arrivato qui per ultimo, abbiamo convissuto per un po’, poi la situazione è andata a farsi fottere per vari motivi. Merdian per me è l’incarnazione del Male, ha risalito la mia shitlist fino a lambire le prime posizioni, superando a destra cesa*e p*eviti e piazzandosi giusto sotto il cavalier silvio banana. è in assoluto la persona più infame a cui la vita mi abbia mai posto di fronte. la sua visione, la sua voce e il suo odore mi provocano un violento rigetto dei miei organi interni. fumo come un turco del cazzo e non mi riesce nemmeno più di bere serenamente, anche se un paio di pinte mi fanno comunque stare meglio. fatto sta che ce ne andiamo via in quattro, Merdian rimane da solo ben conscio del fatto che se si togliesse dai coglioni noi quattro resteremmo. quel ragazzo è un concentrato di merda purissima, 100% fottuto sterco fumante. il genere umano è roba da prendere e bruciare senza stare troppo a pensarci su, anche solo per un fatto matematico certa gente è così merda che lo schifo che se ne andrebbe in fumo supererebbe di gran lunga la roba buona. prima stavo pranzando lungo il po, ha incominciato a piovere e per un attimo io e rob ci siamo augurati che venisse un diluvio che spazzasse via questa città di merda. voi lo sapete come sono, sono uno tranquillo, mi piace farmi i cazzi miei, scolarmi le mie birre, seguire il futbol, comprarmi i miei dischi e farmi quattro ghignate con la gente che mi fa stare bene. casini non ne cerco e i coglioni non li ho mai rotti a nessuno. diciamo che come essere umano sono un fottuto modello da prendere ad esempio. purtroppo sono stato calpestato dal Male e anche se questo mi ha causato e mi causerà una certa quantità di dolore da un altro punto di vista mi inorgoglisce. se non altro ho avuto le palle di andarmene, e non mi sono dovuto abbassare a succhiare nessun cazzo, al contrario del signor Merdian che per rimanere dov’è ne ha dovuti succhiare quattro (care rob e tat, i vostri sono membri metaforici, ma non meno duri da ingoiare). adesso però veniamo alla lezione che ho deciso di impartirvi oggi. rimanete alla larga da dei potenziali coinquilini. i potenziali coinquilini sono il Male e distruggeranno la vostra vita. quando vi capiterà di cercare un coinquilino (anche persone che pensate di conoscere) la selezione dovrà essere inflessibile (Arco, vorrei che pubblicassi nei commenti un abbozzo di lista di quelle che usi tu per selezionare i coinquilini). se potete andate a vivere da soli. altrimenti scegliete di vivere con persone che siano o amici immaginari o persone con cui avete già avuto occasione di vivere. se non potete scegliere nessuna di queste opzioni rassegnatevi, la vostra vita sarà devastata a colpi di piatti non lavati e tazze del cesso inondate di peli pubici. l’identikit della persona che renderà la vostra vita un inferno è questa: uomo bianco di età compresa tra i venti e i trent’anni, di professione studente o disoccupato o magari anche lavoratore. le ragazze sono meglio, questo non dimenticatevelo mai. per tutelarmi da qualsiasi azione di ordine legale mi vedo costretto a precisare che la storia che vi ho raccontato è opera di fantasia. qualsiasi coincidenza con fatti o persone realmente esistenti è da attribuirsi al fatto che sono un blogger della scuola iperrealista. lo so che avrei dovuto pubblicare la seconda puntata di dead rappers dedicata a big L. purtroppo però da oggi sad.aft.sex cambia linea editoriale. so che molti di voi vengono qui per farsi due risate. beh, cazzo, da oggi si cambia e qui sopra non ci sarà più un cazzo da ridere. di tutte le rubriche che avete imparato ad amare in queste settimane non rimarrà più nulla. essendo io depresso e incazzato nero non vedo perché non dobbiate esserlo anche voi. a partire dai prossimi giorni troveranno spazio qui sopra due rubriche soltanto. una si chiamerà "meditazioni adolescenziali sulla morte" e l’altra si occuperà di traduzioni di testi dei joy division. buona lettura.

atroC.T.X.Z.B.tion

postato da atrocityexibition | 26/06/2003 17:11 |

mercoledì, giugno 25, 2003

the legendary ROOTS crew live in borgaro (chico bum festival-parco chico mendes-24/6/03)

proprio nel momento in cui ?uestlove lascia partire le prime bacchettate atroC.T.X.Z.B.tion confessa a "giovane finanziere sardo che una volta ha battuto un cinque a michael franti" di assistere al suo primo concerto rap. giov.fin.sard.batt.5.mic.franti allora dice: cazzo, per essere il primo hai scelto il meglio. vero probabilmente, anche se chiamare questo un concerto rap sarebbe come dire che francia-brasile ai mondiali dell’86 è stata una partita di calcetto. l’hip hop è la base su cui poggiano le origini di questa leggendaria crew di philadelphia, arrivata a torino dopo il successo dell’album phrenology, spinto al top dall’irresistibile singolo the seed (2.0), in collaborazione con chevy chesnuTT. non parte nemmeno un beat per tutta la durata del concerto, sul palco ci sono black thought al microfono, ?uestlove dietro la batteria, hub al basso, kamal alle tastiere più altri due chitarristi e un percussionista che completano la formazione per il tour europeo. mancano (e temo non torneranno più) malik b e ben kenney, passato agli incubus. black thought scalda il microfono con 50 cent: we gonna sip bacardi like is your birthday e la platea è subito conquistata con il pezzo più caldo della stagione. si parte da qui, si finirà due ore dopo con un mix di nelly(perché???)/snoop dogg(beautiful)/busta rhymes. in mezzo the roots, una formazione straordinaria composta da musicisti tecnicamente inarrivabili, artefici di un concerto inarrestabile, un flusso di suoni su cui sono innestate le singole canzoni, rimasticate e ricostruite (difficile riconoscerle a volte) in funzione dello show. pezzi fusi uno dentro l’altro, con vari strappi, cadute e risalite di tensione e velocità, e c’è spazio per i virtuosismi di ogni componente (difficile dimenticare gli a solo di hub e dei due chitarristi- uno dei quali ha regalato un vibrante saggio di puro soul). da segnalare l’accoppiata water/break you off (da phrenology) e una you got me senza cantato femminile incastrata dentro una lunga improvvisazione dub. ma il culmine della serata non poteva che arrivare con the seed. la platea è letteralmente impazzita, quando l’aria mi entrava nei polmoni sembrava già respirata un migliaio di volte. un altro momento indimenticabile c’è stato quando cristiana si è beccata in testa una bacchetta di ?uestlove. oppure quando il ragazzo di prima fila che per tutta la durata del concerto non ha fatto altro che limonare duro con la ragazza bionda con gli occhiali ha cercato di fotografarsi mentre limonava. ci siamo divertiti anche quando abbiamo saputo che un sedicente manager/producer della band (di nome meedey, o medley o marilyn) si vantava impunemente di essere un membro dei roots indicando hub in una foto e dicendo "vedi, quello sono io". ha passato il resto della serata ad abbuffarsi di caramelle gommose nello stand dei dolci. a fine concerto il gruppo è uscito dal backstage per il bagno di folla, io personalmente posso vantare un poster autografato da kamal, black thought e ?uestlove (quando gli ho chiesto che fine avesse fatto malik b mi ha risposto "drugs" facendo il gesto della siringa), una foto con kamal e una con hub (peraltro l’unica fottutissima foto della storia in cui appare senza sigaro, rimasto acceso per tutto il concerto anche mentre si asciugava la faccia). mi sono anche intrattenuto qualche minuto con il chitarrista senza cappello, che affermava di chiamarsi (ma ci sono alcune probabilità che mi prendesse per il culo) kirk douglas, o kurt douglas o kurk douglas. mi ha detto di scrivere sul sito che si chiama captain kirk o kurt o kurk. ha accettato di essere infastidito da me perché gli ho detto "man, you’re the fuckin’ new jimi hendrix". invece di ridere andate a sentirlo suonare e poi ne parliamo. per quanto mi riguarda mi auguro che abbia la possibilità di rimanere nella formazione stabile del gruppo anche per i dischi a venire. il percussionista invece non ha fatto altro che trattarmi come un deficiente. per concludere vorrei ringraziare le taverniti sistas, grazie alle quali mi sono molto divertito e ho potuto destinare l’intero budget della serata alle birre e all’acquisto della maglietta dei roots. atro.C.T.X.Z.B.tion

postato da atrocityexibition | 25/06/2003 17:31 | commenti (1)

lunedì, giugno 23, 2003

cinema: vicino al mare più azzurro mi sarebbe piaciuto trovare una foto magnifica di elena kuzmina coi capelli al vento che ha campeggiato per un anno su una parete della mia camera a lisbona. purtroppo però qui si possono pubblicare solo foto che siano già pubblicate in rete, e nonostante io abbia trascorso tutta la mattinata a cercarla non c'è stato verso di trovarla. pubblico questa, però avrei voluto pubblicare quell'altra e adesso mi girano le palle. qui comunque trovate la recensione del film, ricordatevi di registrarlo.

Yussuf e Aliosha naufragano nel mar Caspio al largo dell’Azerbajdjan, vengono salvati da un gruppo di pescatori e condotti nel loro kolchoz. Sull’isola conoscono la bella Mashenka, si innamorano di lei e nasce così tra i due una forte rivalità. Un giorno però Masha cade in mare durante una tempesta e viene creduta morta…

Il compianto Serge Daney nei suoi ultimi testi ritornò ossessivamente su questo film, soprattutto a proposito della scena della morte e resurrezione di Elena Kuzmina (che nel film interpreta Masha), inghiottita dal mare e dal mare restituita al popolo dell’isola. “Ti ricordi quanto è bello quando il mare riempie tutto lo schermo; ti ricordi quando lei ancora non ha capito che tutti stanno piangendo perché la credono morta, e quando lei comincia a ridere con i due ragazzi? Te lo ricordi quando cominciano a danzare?”. “Come in tanti buoni film, succede poco in “U samogu sinevo morya”, ma tutto succede a una velocità tale da stordirci. E’ necessario vedere come si passa dal silenzio alla musica, dal silenzio al rumore, o come da un mare che sembra d’olio si passi alla tempesta. E’ necessario vedere la macchina da presa unirsi al movimento di un’ onda (..). Bisogna vederlo, non si può raccontare.” (Serge Daney).

E’ davvero difficile scrivere di un film così saldamente legato allo splendore delle sue immagini (per la sequenza della “resurrezione” Jorge Bernard da Costa parlerà di un “miracolo unico”), ma chiunque ci provi finisce col lasciar cadere la penna per ripensare all’incanto di quello splendido mare, mai così azzurro nonostante non se si veda il colore. Raramente (forse mai) il mare è stato filmato tanto bene, e per ritrovare un altro momento di cinema in cui il mare si impadronisca tanto saldamente dello schermo, dei personaggi, della luce e del ritmo del film bisogna ripensare a Flaherty, a “L’uomo di Aran”, a Visconti e forse anche al mare psichico dell’ultima sequenza del “Solaris” tarkovskijano. E cosa dire della bellezza di Elena Kuzmina, del corto circuito amoroso innescato dal suo sguardo e dal suo sorriso? Da quegli occhi, da quella bocca e da quei capelli biondi nasce un amore che resterà sommerso sotto le onde del mare (dentro il quale sta il suo fidanzato, un soldato della marina sovietica partito e non ancora tornato). Un amore forse incompiuto, ma folle e libero come questo film di un ex-pugile (poi morto suicida), che passa senza troppi drammi dal sonoro al muto (gli intertitoli sono un residuo forte di un’estetica che stava scomparendo) per arrivare fino al musical. Ripensare a Jules et Jim potrebbe sembrare una stupidità dettata da una semplice analogia di soggetto, eppure “già dall’inizio sento che quello che è in gioco qui è qualcosa che rende questa opera molto più vicina ad alcuni film d’amore della nouvelle vague (“Adieu Philippine”, “Jules et Jim”, “Une femme est une femme”, “Lola”) piuttosto che ad alcuni esempi più o meno sofisticati della commedia americana” (Jorge Bernard da Costa).

Boris Barnet è un cineasta dimenticato, la cui opera è abbandonata alla memoria della critica più sotterranea e radicale. Ma non importa, perché “Vicino al mare più azzurro” è uno dei più grandi film mai realizzati.

atroC.T.X.Z.B.tion

postato da atrocityexibition | 23/06/2003 12:02 | commenti (2)

venerdì, giugno 20, 2003

life after university: tesis

life after university diventa oggi una vera e propria rubrica. avrei potuto scrivere un’altra puntata di this motherfucking world, ma vi avrei ingannati, perché qui mancheranno il consueto humor caustico e la satira graffiante che hanno fatto di quella rubrica un fenomeno di costume tanto potente da offuscare il mito della rivista Mad. inevitabilmente sono costretto a pensare alla tesi. l’ipotesi a me più cara, pedro costa, è stata stroncata sul nascere dall’insipienza dei miei professori. avrei pensato a paulo rocha, altro grande cineasta portoghese, ma il suo è un cinema piuttosto complesso, e sarebbe comunque una soluzione di ripiego (che tra l’altro mi costringerebbe a leggere in portoghese l’opera omnia stracciacoglioni di wenceslau de moraes, diplomatico portoghese che ha ispirato ben due film di rocha). oggi però stavo recensendo “vicino al mare più azzurro” di boris barnet, uno dei più grandi e indimenticabili film della storia del cinema (troverete la recensione a partire da domenica nella pagina film-tv de gli spietati –link qui a fianco- e verrà trasmesso –insieme a quell’altro immane capolavoro che è “l’atalante” di jean vigo- sabato 28 giugno alle 2.10 su raitre. ovviamente pezzo di merda chi se lo perde). dicevamo… recensendo questo film è riaffiorata una vecchia idea, quella di una tesi sul mare nel cinema. ha due difetti: il primo è che detto così sembra una stronzata. il secondo è che comporterebbe un grave sbattimento. il punto a suo favore però è che riinstellerebbe in me la fiammella della passione, e potrei addirittura finire col fare la tesi volentieri. la mia idea è di prendere alcuni film in cui il mare è protagonista per poi arrivare a parlare dei loro autori e del loro cinema. parlando di barnet richiamerei un certo cinema sovietico. parlando de “l’uomo di aran” parlerei di flaherty, del documentario… e poi “l’atalante”, “solaris”, visconti (“la terra trema”), “il silenzio sul mare” di kitano mi porterebbero altrove… pensavo che sarebbe fighissimo parlare della nouvelle vague partendo dalla corsa verso il mare di jean-pierre léaud ne i quattrocento colpi. ecco, io vorrei divederla in capitoli (cinque o sei), ogni capitolo un film e un momento del cinema da raccontare attraverso questo film. cosa ne dite? lo scrivo qui perché mi sembra difficile da realizzare e vorrei le vostre opinioni in proposito. vi sembra realizzabile? vorrei ovviamente le opinioni di tutti, ma soprattutto sono obbligate a commentare questo post le seguenti persone: bellucci daniele, pacilio luca, ravarino mauro, GG “the viverone lake hustler” garella, francesco "il kaiser" giai via e daniele “il manetta” mattan. inoltre (odio fare queste richieste) potreste ricordarmi dei film importanti in cui il mare è protagonista. ah, quasi dimenticavo, per chi fosse interessato a domandarmi come si sta a non fare un cazzo la risposta è: discretamente. diciamo che se non mi girassero vorticosamente i coglioni e se non fosse che domani lavorerò diciotto ore filate e altre dodici domenica il mio stato d’animo si avvicinerebbe a un certo ideale di serenità.

atroC.T.X.Z.B.tion

postato da atrocityexibition | 20/06/2003 17:22 | commenti (9)

giovedì, giugno 19, 2003

this motherfucking world(4): life after university/the giorgio almirante thatre of absurd experience

sostanzialmente la cosa bella del post è il titolo, per il resto non ho molto da dire. dovrei riferire dell’esame. diciamo che è stata un’esecuzione. sono andato preparato come si conviene, mi sono seduto e ho infilato l’ennesimo e ultimo ventinove della mia carriera universitaria. ormai sono un fottuto professionista, rapido, spietato, indolore. adesso fronteggerò con la consueta freddezza l’abisso di vuoto che mi è spalancato davanti. stavo pensando che per tutta la vita non ho fatto altro che studiare e sostenere esami/interrogazioni, una cosa che mi è sempre riuscita discretamente e non mi costava eccessivi sforzi. non avevo nessuna intenzione di smettere per la verità, però mi viene a mancare la materia prima. chi mi conosce sa che considero il lavoro la peggiore forma di schiavitù e sottomissione cui è costretto il genere umano. lavorare è svilente per la nostra condizione di uomini e mi piacerebbe evitare di farlo (a parte i soliti lavoretti saltuari del cazzo che mi garantiscono la sopravvivenza senza privarmi di troppo tempo). l’università mi fa schifo perché mi fanno schifo gli studenti universitari, però mi piacciono i libri e di tanto in tanto stimo la gente che li scrive e che mi obbliga a studiarli. ho imparato tante cose per costrizione, e ora so che dopo la tesi probabilmente non leggerò mai più un saggio in vita mia. quindi non apprenderò mai più niente a parte le cose che leggerò sul venerdì di repubblica. di questo mi dispiaccio. devo ammettere però la grande moria di neuroni dovuta al consumo di alcool mi aveva ormai reso farraginoso l’apprendimento, quindi forse era comunque venuto il momento di smettere. devo ammettere che all’uscita dall’aula mi sarei aspettato un ambiente tipo pubblicità del bacardi breezer, con tutti voi che mi correvate incontro festanti, ballerine brasiliane, musica e fiumi di bacardi breezer. invece sono mi sono scolato una cruzcampo da solo in via po con l’ultimo cd dei tindersticks sottobraccio. poi sono andato alla fnac e mi sono comprato il libro di eddie bunker (trovate che sia eticamente corretto buttare nel cesso il john fante che stavo leggendo per leggere questo che non ho voglia di aspettare?). poi sono andato alla stazione e mi sono preso il treno come un fottuto pendolare del cazzo per tornare dai miei, perché non riesco più a entrare in casa mia senza che mi salga il sangue al cervello. sono ufficialmente sul mercato immobiliare. poi sono arrivato a casa e ho guardato la guida tv e ho visto una cosa che mi ha ghiacciato: su raiuno in seconda serata trasmettevano il premio giorgio almirante per il teatro, uno scoppiettante varietà a base di comicità, musica, teatro, danza e neofascismo. sono andato da rob a guardare la tv, ne abbiamo visto un paio di secondi e c’era un sempreverde lando buzzanca (da sempre punta di diamante della comicità destrorsa italiana) affiancato da un altro anonimo presentatore (suppongo fornito di tessera di partito) che premiava un cantante di nome filippo merola (e lando buzzanca da grande improvvisatore quale è ha cacciato la battuta strappabudella: “ah, sì, mario merola, lo conosco…”. e l’anonimo alleanzinonazionalino tra l’ilarità generale lo ha corretto sogghignando…). attendiamo con ansia l’istituzione del premio adolf eichmann per l’alta cucina. stamattina poi ho preso in mano il giornale, ho letto le tracce per i temi dell’esame di stato e ho sentito una fortissima volontà di strapparmi i coglioni pubblicamente. della sospensione dei processi del cavalier silvio banana non parlo perché sad.aft.sex non si occupa di politica, ma chi fosse intenzionato a strapparsi i coglioni pubblicamente in mia compagnia è pregato di contattare la redazione. ieri sera è andato in onda un mix di spezzoni del drive-in. ce ne saranno ancora e vi consiglio di guardarli. riuscendo a non strapparsi i coglioni durante le irresistibili performance di enrico beruschi si possono gustare gli indimenticabili sketch di due straordinari comici ingiustamente buttati nello scarico del cesso dell’industria televisiva italiana.  rivedere enzo braschi nei panni del paninaro e francesco salvi in quelli del camionista è stata un’emozione di non poco conto. vedo che alla fine comunque qualche merdata da scrivere la trovo sempre. ciao.

atroC.T.X.Z.B.tion

diciannovegiugnoduemilaetre

postato da atrocityexibition | 19/06/2003 17:08 | commenti (5)

martedì, giugno 17, 2003

il punto della situazione. domani ho l'ultimo esame della mia lunga e proficua carriera universitaria. il punto della situazione è che l'ultimo disco degli suede mi sta mandando letteralmente fuori di melone e che il mio cervello si sta sgretolando sotto i colpi di una certa birra tedesca dall'etichetta a scacchi bianca e rossa. la cosa che mi fa impazzaire dell'ubriacarsi poche ore prima di un esame è che provi questa strana sensazione dell'alcool che ti uccide i neuroni che erano custodi delle nozioni che tu avevi immagazzinato per dare l'esame. nel senso che se tu provi pensare, per esempio, alla storia d'amore tra casanova ed henriette o la monaca m.m. e ti accorgi che pezzi della storia che fino a pochi secondi prima ti ricordavi ora stanno cadendo in questo recipente del tuo cervello adibito allo smaltimento rifiuti. il problema dell'alcool è che ti manda fuori di melone. quindi il tuo cervello non distingue più le cose che sono da mandare nello smaltimento rifiuti (oblio) da quelle che servono ancora il giorno dopo per dare l'esame, e di conseguenza smaltisce rifiuti che non sono tali.

postato da atrocityexibition | 17/06/2003 19:31 | commenti (2)

domenica, giugno 15, 2003

futbol: calciomercato (1)

le trattative infuriano (?) e noi di sadnessaftersex non potevamo certo rimanere fuori dalla bagarre del calciomercato. non saranno le bombe di mosca ma godo anch’io di una certa autorità in materia. so che vi sareste aspettati un commento su finlandia-italia. il punto è che al mare raiuno si prendeva malissimo, quindi non ho potuto vedere granché e ho passato tutto il tempo a bestemmiare Odino e gli gnomi della foresta (quando giochiamo in trasferta mi adatto alle usanze della nazione ospitante).

la notizia shock di questi giorni è senza dubbio quella di zeman all’avellino. ci domandiamo (e qui so di attirarmi le ire dell’ala foggiana più oltranzista dei miei lettori) quante squadre il tecnico boemo debba ancora devastare prima di essere definitivamente allontanato dal calcio italiano. il fatturato delle MS crollerebbe ma forse il calcio del sud (campano in particolare) ne uscirebbe giovato.

siamo lieti di osservare come per la prima volta dopo anni quest’estate la fiera della cialtronaggine non si svolga nel nostro paese ma in spagna. l’elezione del nuovo presidente del barcellona ha infatti dato il via a una girandola di sensazionalistiche promesse attraverso le quali i candidati cercano di accaparrarsi i voti degli elettori. llaurado, forte (?) della consulenza di giuliano terraneo, promette di avere già in mano vieri(?!). laporta garantisce invece l’arrivo di beckham. purtroppo però il presidente del real madrid fiorentino perez ha mandato a stampare circa due milioni di magliette con il nome di beckham sulla schiena. non dovesse arrivare lo spice-boy immaginiamo che laporta abbia già pronta la riesumazione del cadavere di garrincha. tornando in italia hanno fatto clamore le dichiarazioni (come sempre puntuali, misurate e opportune) di totti sul suo futuro. personalmente non credo che andrà al milan, non credo però nemmeno che i rossoneri si accontenteranno dell’arrivo di cafù. il laterale brasiliano sembra stremato da una carriera lunga e piena di soddisfazioni, eppure con gli stimoli giusti può ancora dettare legge sulla fascia destra (l’unica zona scoperta del milan di quest’anno). costacurta ha il fiatone, credo arriverà stam a rimpiazzarlo. l’inter ha bisogno di uomini di fascia: sfumata l’ipotesi pires i candidati attendibili sono luciano, van der meyde e castellini. per l’attacco succedono cose strane. recoba sarà incredibilmente confermato, mentre kallon (samp?) e martins (chievo per perrotta?) rischiano di partire. non sono certo tempi di meritocrazia, insomma… la juve ha bisogno di un difensore centrale e legrottaglie potrebbe fare al caso suo. se, come sembra, thuram dovesse andare a manchester si riaprirà l’eterno problema della fascia destra e francamente non vedo candidati all’altezza. rientrano a torino i giovani che erano sparsi per l’italia. miccoli prenderà probabilmente il posto di di vaio, che sarà utilizzato come pedina di scambio (così come brighi, sculli e forse blasi) per arrivare non si sa bene a chi (corradi? ma in questo caso trezeguet rimarrebbe?). maresca e gasbarroni (ottima stagione con la samp) meriterebbero un’opportunità. il chievo venderà ancora (ma con la riconferma di del neri non sarà un problema), ma quest’anno ci auguriamo che non vada a finire come quello passato, quando gli acquirenti si alzarono fischiettando dal tavolo delle trattative dimenticandosi di pagare il conto. prevedo un’estate molto calda per le romane. la roma sta fallendo un colpo dopo l’altro (ieri ha perduto la possibilità di arrivare a robinho), la lazio dovrà invece rassegnarsi a veder partire lopez (valencia), corradi e stam, con fiore e stankovic che nel mirino di inter, juve e milan non hanno certo i piedi saldamente piantati sul terreno dell’olimpico. l’udinese come al solito aspetta di piazzare i cavalli di razza (pizarro e jankulovski) al miglior offerente, mentre quello che farà il parma non è chiaro. tra le neopromosse è molto attiva la sampdoria, che potrà finalmente fare affidamento su una gestione seria ed oculata. il siena si è visto costretto a restituire al torino (che nella peggiore stagione della sua storia aveva prestato i suoi migliori giocatori) la sorprendente coppia d’attacco pinga-tiribocchi. per la successione ha ottenuto lucarelli (che finalmente può fare ritorno all’amata toscana, sperando che questo lo aiuti a uscire dalla spaventosa crisi che lo attanaglia) e forse l’argentino rossi del basilea, la squadra rivelazione del calcio europeo di quest’anno insieme alla real sociedad e al porto di josè mourinho.

atroC.T.X.Z.B.tion

quattordiciguignoduemilatre

postato da atrocityexibition | 15/06/2003 10:29 | commenti (12)

lunedì, giugno 09, 2003

|| PAUSA || dovendo preparare l’ultimo esame (quella letteratura italiana che mi ero prefisso di dare quattro anni fa e poi ho detto, va beh, lo do al prossimo appello) avrei pensato di ritirarmi in un luddistico esilio sulla riviera ligure, lontano da pc, modem e championship manager 2000-01 (la vera ragione per cui non sono ancora laureato). sad.aft.sex viene in vacanza con me. non scriverò ma prometto di pensare a cosa scrivere al mio ritorno. ho l’esame il 17, diciamo che ci risentiamo all’inizio della settimana prossima. nel frattempo andate a visitarvi i siti linkati, leggete il calciomercato su tuttosport o al limite se proprio non avete alternative lavorate o studiate. ciao, a presto.

atroC.T.X.Z.B.tion

postato da atrocityexibition | 09/06/2003 11:43 | commenti (2)

dischi: d.i.t.c.- s/t (2000, tommy boy music)

matt conaway sulle colonne di allmusic viene subito al punto: “era dai tempi dell’invasione shaolin (wu-tang clan) che il mondo dell’hip hop non era testimone di un tale assemblaggio di talenti”. le probabilità che da questo disco non uscisse un capolavoro erano francamente esigue. d.i.t.c. (diggin’in the crates) è la crew che riunisce alcuni nomi storici della scena hip hop underground (e non) newyorkese. fat joe, diamond d, big L (r.i.p.), o.c., show, lord finesse, buckwild & a.g. fanno parte del gruppo, big pun (r.i.p., se volete fare del rap non scegliete mai un nome con il suffisso “big”), krs-one, dj premier (uno dei produttori più geniali mai apparsi sulla scena), cuban link e altri collaborano al disco (l’unico in studio, preceduto da una serie di concerti in tributo a big L). si parte con thick, e la produzione di premier è davvero al massimo (basta ascoltare il traballante “rockwilder mix” della stessa canzone per accorgersene). un refrain killer cantato al femminile (Thick is how I got my whole click to sound \Thick is how we gets down from town to town \If you didn't know this click can't be touched \ If your click ain't thick you ain't fucking with us) completa un pezzo indimenticabile. nel resto del disco c’è spazio per il gioco di squadra e per alcune sortite individuali. “day one” è un magnifico notturno lento prodotto da diamond e cantato da lui in compagnia di lord finesse e big L (I went from standin on the corner sellin cocaine\ To rippin shows live on stage the hoes yellin my name \To be precise rippin mics is the light of my life…), in drop it heavy trovano spazio le guest star krs-one e big pun (è doloroso il modo in cui prende fiato tra una rima e l’altra, indice della cattiva salute che lo porterà alla morte pochi mesi dopo), in da enemy è ancora premier a gestire i microfoni di big L e fat joe. due assoli: l’ottima champagne thoughts (o.c. prodotto da buckwild) è purtroppo deturpata dai silenzi inseriti per qualche assurda ragione a censurare le volgarità, mentre ebonics è l’ultimo successo di big L, una vero e proprio dizionario dello slang del ghetto che immortala al culmine della carriera (morirà prima dell’uscita del disco, a soli 24 anni) un MC straordinario, rapido, fiammeggiante (flamboyant) e pieno d’inventiva: Check it, my weed smoke is my lye  \A ki of coke is a pie \When I'm lifted, I'm high \ With new clothes on, I'm fly \(…)Cocaine is nose candy, cigarettes is bones \(…) I know you like the way I'm freakin' it \ I talk with slang and I'ma never stop speakin' it.  la produzione di premier tira a lucido un pezzo splendido che però in the big picture (il disco postumo di big L) suona troppo scarno ed essenziale. la sua orazione funebre è pronunciata nel morbido r’n’b di tribute da a.g., finesse e o.c. (If I recall it was Valentine's Day \Me and the misses gettin ready for a night on the town to parlay \The phone ring, I check the caller ID\ Seen your phone number, damn I shoulda answered it \If I had the slighest idea that was gonna be our last convo).

 

atroC.T.X.Z.B.tion feat. matt conaway

novegiugnoduemilatre

postato da atrocityexibition | 09/06/2003 11:28 | commenti (3)

domenica, giugno 08, 2003

breaking news: cinema (2)

sono giorni gloriosi per il popolo pugliese nel mondo: dopo la meritata promozione del lecce nella massima serie un film pugliese (prodotto a milano) si è aggiudicato il prestigioso primo premio nella sezione “150 secondi” al bellaria film festival. “camera car” è il titolo del film diretto da frank “il cinghiale” monopoli, che a sadness after sex ha rilasciato un’intervista in esclusiva. “vorrei sottolineare il fatto che è stato un successo personale, ancor prima che cinematografico, perchè la lavorazione del film è stata travagliatissima a causa dei miei problemi con l’alcool e con la giustizia. all’inizio è stata dura, mi presentavo spesso sul set ubriaco fradicio e finivo ogni volta con l’addormentarmi dietro la macchina da presa, provocando i malumori della troupe. è anche a causa di questo che per un film di soli 150 secondi sono stati necessari oltre sette mesi di lavorazione. vorrei comunque ringraziare la mia famiglia, la troupe e ovviamente lino banfi, da sempre mio maestro di cinema e di vita.” interrogato sui suoi progetti futuri il cinghiale ha risposto: “guarda, non lo so, adesso credo che andrò in una trattoria che conosco ad abbuffarmi di orecchiette con le cime di repa annaffiandole con un vinaccio scadente”.

atroC.T.X.Z.B.tion

ottogiugnoduemilatre

postato da atrocityexibition | 08/06/2003 22:03 | commenti (1)

breaking news: cinema (1)

dopo mesi di vergognosa astinenza sono ritornato all’esercizio della critica cinematografica. trovate qui la mia recensione del pessimo una settimana da dio: http://www.spietati.it/recensioni/rece-s/settimana_da_dio.htm

postato da atrocityexibition | 08/06/2003 22:00 | commenti (1)

sabato, giugno 07, 2003

libri: james ellroy- i miei luoghi oscuri

non riesco a pensare a un libro simile, a un libro che abbia una tale collocazione all’interno della bibliografia di un autore. mi sono sempre sforzato di considerare le cose, tutte le cose, come degli oggetti, e i miei luoghi oscuri è un oggetto dalla costituzione incerta. non riesco a vederne la forma. ho individuato solo il collante che tiene insieme le schegge di cui è costruito, che sono le schegge di tante vite, di tanti delitti e di una città, los angeles.

leggere un libro di ellroy è solitamente un’esperienza mutilata, manca sempre di una parte, di un altro libro che costituirà la trilogia o la quadrilogia di qualcosa. i miei luoghi oscuri non fa eccezione. assume significato soltanto all’interno dell’opera dello scrittore, e allo stesso tempo si riappropria di quella stessa opera per portarne alla luce le scaturigini. narra la storia e le varie ricostruzioni dell’omicidio (insoluto) della madre di ellroy, avvenuto nel 1958, quando il figlio aveva dieci anni. è sconvolgente assistere alla trasformazione del romanzo in un viaggio dentro la psiche di uno dei più grandi scrittori viventi, perché apprendiamo cose che forse dovrebbero rimanere nascoste a un lettore. quello che leggiamo è semplicemente impudico, svela le radici di un’ossessione (quella per il delitto, soprattutto quando le vittime sono donne, come nel caso della dalia nera) e di un rapporto in bilico tra la necrofilia e l’incesto. al contrario di molti altri libri di ellroy i miei luoghi oscuri è mosso da una forza centrifuga che lo scrittore non riesce a contrastare, rivediamo il delitto da varie angolazioni, attraverso viaggi nel presente, nel passato e nel futuro (l’indagine che ellroy ha compiuto insieme a un ex poliziotto negli anni ’90). in particolare il capitolo dedicato alla biografia dell’autore nei vent’anni successivi all’omicidio è una sconvolgente discesa agli inferi.

il consiglio è di leggerlo dopo aver letto almeno la quadrilogia di los angeles (dalia nera, il grande nulla, l.a. confidential, white jazz), un’esperienza letteraria di rara intensità che non potete permettervi di non fare.

non potendo esimermi dal regalarvi un saggio della prosa di ellroy, vi trascrivo la ricostruzione della causa di divorzio dei suoi genitori: “il 28 febbraio 1955 fu stabilita l’udienza. mio padre venne invitato a comparire. mio padre non si presentò. l’avvocato di mia madre presentò una mozione d’inadempienza. mio padre disse che mia madre si scopava l’avvocato.”

atroC.T.X.Z.B.tion feat. james ellroy

sette giugno duemilatre

postato da atrocityexibition | 07/06/2003 21:50 | commenti

venerdì, giugno 06, 2003

breaking news (libri)

ho appena finito di leggere i miei luoghi oscuri di ellroy. lo recensirò tra qualche giorno. finalmente posso iniziare chiedi alla polvere di john fante. mi piace l'inizio di chiedi alla polvere di john fante. ve lo trascrivo:

"una sera me ne stavo a sedere sul letto della mia stanza d'albergo, a bunker hill, nel cuore di los angeles. era un momento importante della mia vita; dovevo prendere una decisione nei confronti dell'albergo. o pagavo o me ne andavo: così diceva il biglietto che la padrona mi aveva infilato sotto la porta. era un bel problema, degno della massima attenzione. lo risolsi spegnedo la luce e andandomene a letto."

atroC.T.X.Z.B.tion feat john fante

supported by neil young- harvest (1972, warner bros)

sei giugno duemilatre

postato da atrocityexibition | 06/06/2003 21:24 | commenti (4)

alcool: bevanda alcolica di rosa mei kuei lu chiew (golden star brand)

eccoci giunti alla prima puntata della mia rubrica dedicata alle recensioni di bevande alcoliche. per la verità avevo pensato di scrivere l’attesissima 4° puntata di this motherfucking world, dedicata a una notizia appresa ieri leggendo la repubblica. un uomo è stato travolto da un auto. portato all’ospedale (di cremona, credo) è stato sottoposto a un intervento chirurgico alla testa. gli è stata asportata la calotta cranica per permettere all’ematoma di riassorbirsi. quando però è stato ora di rimontare la testa i chirurghi si sono accorti che la calotta cranica era stata smarrita (verificate pure nelle pagine di cronaca de la repubblica del 5 giugno). al pover uomo è stata inserita una placca al titanio, ma si teme che al suo risveglio prima o poi noterà la differenza. francamente la cosa mi ha talmente agghiacciato che non avevo particolari commenti da fare (a parte qualche allusione al fumetto brian the brain) e così ho lasciato perdere. in questa rubrica invece analizzeremo alcune bevande alcoliche analizzandone il gusto (purtroppo assente in questa prima bevanda), il tasso alcolico, il bicchiere in cui vanno bevute, la dose massima consentita e la risacca (condizioni di vita di un essere umano la mattina dopo aver abusato del prodotto in questione).

il nome che trovate nel titolo è quello filologicamente più corretto, ma la bevanda è meglio nota come grappa cinese o grappa di rosa. la ditta che la produce (meglio conosciuta come gloriosa repubblica popolare cinese) deve fatturare migliaia di miliardi ogni anno, perché in qualsiasi ristorante cinese in qualsiasi parte d’europa vi troviate troverete sempre la stessa marca di grappa di rosa, una bottiglia trasparente con un’inconfondibile etichetta rosa piena di scritte incomprensibili. la bevanda è trasparente, possiede la consistenza di una qualsiasi delle nostre grappe bianche. a un primo contatto con la bevanda può verificarsi una curiosa esperienza allucinatoria di tipo olfattivo/gustativo che può far credere di trovarsi davanti a una bevanda dal sapore di rosa. in realtà non possiede nessun gusto. odora di composto chimico, dopo un paio di sorsi si fatica a credere che nella produzione della bevanda sia stata utilizzata dell’acqua. alcuni amano sorseggiarla mantenendola in bocca per alcuni secondi prima di deglutirla. in questo caso avvertirete un leggero odore di bruciato provenire dal vostro palato. va servita in un bicchierino di ridottissime dimensioni che spesso presenta una simpatica caratteristica di ineguagliabile eleganza. il fondo del bicchiere vuoto sembra normale, ma una volta riempito con un qualsiasi liquido lascia trasparire una donnina nuda o un uomo in camicia senza mutande con un principio di erezione bene in mostra.

risacca: dura. quando vi sveglierete al mattino non avrete il tempo di pensare “cazzo, non mi dire che ieri mi sono ubriacato di nuovo”. la risposta ve la darà il vostro stomaco. non vi resta che alzarvi e andare a vomitare succhi gastrici canticchiando “ooops… i did it again”.

questo post è stato digitato al suono di: da lench mob- guerillas in tha mist (1992, street knowledge records)

atroC.T.X.Z.B.tion

sei giugno duemilatre

postato da atrocityexibition | 06/06/2003 18:31 | commenti (2)

giovedì, giugno 05, 2003

dead rappers: jason johnson aka camoflauge (1982-2003)

oggi inauguriamo la rubrica dead rappers, uno spazio (speriamo di non doverlo utilizzare spesso) dedicato ai casi di cronaca nera che hanno rabbuiato la scena hip hop.

partiamo dalla fine. il caso più recente è quello di jason johnson, meglio conosciuto come camoflauge (tre dischi a suo nome). confesso di non aver mai ascoltato un suo disco e di non averlo mai nemmeno sentito nominare prima della sua tragica fine. ho appreso della sua morte leggendo un trafiletto nella pagina degli spettacoli di repubblica.

la mia ricerca su internet non ha dato esiti particolarmente brillanti, pochi giorni dopo l’omicidio l’attenzione per il caso si è dissolta, anche per il fatto che camoflauge non fosse ancora un rapper particolarmente famoso. nato, cresciuto e morto a savannah (georgia) jason johnson inizia la sua carriera rap-gangsteristica in un quartiere popolare della città, su uno sfondo comune a molti suoi colleghi fatto di estrema povertà, armi e narcotraffico (questi, insieme al sesso, i temi di cui sono infarcite le sue rime). inizia a rappare giovanissimo (e giovanissimo morirà, a soli ventun anni): "praticamente ho sempre rappato da quando mi ricordo. ma ho cominciato a farlo seriamente quando sono finito per la strada. ho lasciato la scuola e ed era come se non ci fosse davvero nessun altro posto dove andare se non per la strada. e non volevo stare per la strada a tempo pieno, allora ho cominciato a girare con un paio di miei amici ("dawgs", nell’originale, distorsione di "dogs"). poi abbiamo cominciato ad aprire qualche show per quelli della pure pain records. alla fine, nel 1998 mi hanno chiesto se volevo entrare a far parte del giro ("You gonna get down, you rollin’with us?"). non avevo nient’altro da fare.(…) ho collaborato a un loro album e sono uscito col mio album da solista "i represent" nel 2000. nel 2001 è uscito "strictly for da streets: drugs sex & violence, vol. 1". nel 2002 è uscito "keepin’ it real"."

nel frattempo sono da registrarsi gli immancabili problemi con la giustizia: johnson sarà incriminato per possesso di stupefacenti e per l’omicidio di un diciassettenne di savannah, kenneth "boo" capers. sconterà tre mesi nella chatham county jail. verrà scagionato dalle accuse di omicidio nonostante la polizia continui a ritenerlo responsabile. nel settembre del 2002 sopravvive a un primo attentato. lunedì 19 maggio 2003 alle 16.30 viene ferito da un colpo di pistola fuori dagli studi della pure pain records, dai quali stava uscendo in compagnia del figlio (rimasto illeso). morirà poco più tardi al memorial health university medical center. è il terzo di una serie di omicidi che hanno insanguinato savannah tra la notte di venerdì 16 e il pomeriggio di lunedì 19. la polizia non ha effettuato nessun arresto e al momento non ci sono sospetti.

il brano dell’intervista a jason johnson riportato nell’articolo e la foto di camoflauge sono tratti da http://www.down-south.com/

la scrittura di questo post è stata involontariamente accompagnata dall’ascolto di un disco di un altro rapper prematuramente scomparso: big punisher- capital punishment (1998, loud records)

atroC.T.X.Z.B.tion feat. camoflauge

cinque giugno duemilatre

postato da atrocityexibition | 05/06/2003 14:00 | commenti (6)

martedì, giugno 03, 2003

this motherfucking world(3): la fiera delle atrocità

oggi invece leggendo il giornale (non il Giornale, qui mi prendo il lusso di usare una maiuscola) mi sono soffermato su questo trafiletto: protesta anti bestemmia, una marcia in lunigiana. insomma ieri nei dintorni di massa carrara si è svolta una marcia contro la bestemmia ideata da un ex-missionario, che spiega: “un giorno mentre pregavo mi è venuto in mente che spesso vengono organizzate proteste per cose stupide, perciò mi sono detto che era giusta una marcia contro la bestemmia. solo noi cristiani viviamo la nostra religione con superficialità, mentre i musulmani invece possono essere lapidati se bestemmiano”.

vorrei innanzitutto complimentarmi con il sacerdote per l’aver adottato l’immarcescibile tattica del “se sono stupidi gli altri non vedo perché non posso essere stupido anch’io”, sorta di italian way of life che ha contribuito come nient’altro alla spaventosa decadenza di un paese che nei secoli era sempre stato leader nei settori dell’arte, della poesia e della navigazione. dovrò inoltre rivedere la mia immagine di religioso che prega. a vedere queste suorine chine a testa bassa, che stringono silenziosamente un rosario tra le mani mi ero fatto l’idea che pregassero per la fine delle ingiustizie, delle guerre, della fame, della povertà, della tristezza e delle proteste stupide. invece oggi scopro che non appena socchiudono gli occhi sognano di devastare a pietrate il cranio degli infedeli.

questo post è stato incupito dall’ascolto di: low- songs for a dead pilot

atroC.T.X.Z.B.tion

tre giugno duemilaetre

postato da atrocityexibition | 03/06/2003 11:25 | commenti (1)

this motherfucking world (2): welcome to the jungle

oggi stavo sfogliando il venerdì di repubblica con qualche giorno di ritardo e mi sono imbattuto in un articolo che parlava di giungle d’asfalto (alcuni animali insoliti sono stati avvistati nel centro di alcune metropoli, tipo un tacchino a new york, un falco a londra…). stavo pensando che l’altro giorno mentre ero sul pullman che andavo dal dentista mi è successa una roba. premetto che quando sono sul pullman che vado dal dentista non sono tanto in vena di scherzi e battute e non mi metto certo a cantare azzurro, il pomeriggio è troppo azzurro e lungo per me con i miei vicini di sedile. comunque a un certo punto l’autista si ferma a un semaforo. siccome io guardo sempre fuori dal finestrino, in modo che se c’è qualche signora anziana che vuole sedersi io posso fingere di essere assorto in qualche pensiero profondissimo… cazzo di frasi troppo lunghe, me lo dicevano sempre al liceo di non fare le frasi troppo lunghe che poi m’incasino… allora, guardo fuori dal finestrino. vedo questo manifesto di alleanza nazionale. raffigura una macchina. della polizia. la macchina della polizia emerge cazzutissima da uno sfondo buio. sopra campeggia una scritta. a caratteri cubitali. dice: più pantere, meno giungla. non è che l’ho spiegato benissimo, però sono sicuro che se lo vedeste subireste un contraccolpo psicologico pari al mio. è un manifesto durissimo, che tu lo guardi e ti senti un povero stronzo. ora, altri al posto mio si sarebbero indignati, avrebbero organizzato cortei, girotondi, manifestazioni, concerti di protesta, tafferugli vari e scritto lettere di fuoco ai giornali contro l’imminente venuta di un tragico stato di polizia. io però non sono quel tipo di persona. ho semplicemente sussurrato una bestemmia, ho chinato la testa e mi sono impegnato a non commettere nessun reato per tutta la restante durata del tragitto.

questo post è stato supportato dall’ascolto di: bran van 3000- discosis

atroC.T.X.Z.B.tion

tre giugno duemilaetre

postato da atrocityexibition | 03/06/2003 11:20 | commenti (7)

domenica, giugno 01, 2003

this motherfucking world

this motherfucking world è la mia rubrica di vita vissuta. la rubrica in cui racconto robe che mi sono successe e commento i fatti del giorno (facile prevedere che sarà presto oggetto di culto)

 

tornando dal lavoro ero in macchina e stavo ascoltando quell’incantevole canzone che è krazy di makaveli\2pac. la canzone a un certo punto fa: last year was a hard one, but life goes on\ bumping my head against the wall, learning right from wrong... stavo pensando che l’anno che si sta concludendo (io calcolo gli anni secondo il calendario calcistico, siamo nel 2002\2003) è stato un anno del cazzo. mi gira male, non c’è un cazzo da fare. se penso a tutte le robe che ho fatto o che avrei dovuto fare quest’anno penso che fondamentalmente mi sono comportato come al solito (all’incirca faccio sempre le stesse cose da un certo numero di anni… bevo birra, seguo il futbòl, compro dischi, vado al cinema…) ma le robe quest’anno non ne vogliono sapere di andare per il verso giusto. un sacco di gente ha deciso improvvisamente di mettersi a rompermi le palle (ministero della difesa, coinquilini, professori universitari, carlo ancelotti e via dicendo) e non credo di poter imputare il tutto all’avvento dell’euro. temo oltretutto di essere diventato scorbutico, cazzo. sembra incredibile, dalla bella persona che ero, sempre gentile e disponibile con tutti. adesso provo soddisfazione solo nel mandare a cagare la gente. ogni cosa che faccio mi rompo i coglioni. ho cercato di imparare il russo ma niente da fare, passato il primo periodo di infatuazione per la grafia cirillica ho smesso di andare a lezione. ho cercato di imparare a suonare la chitarra ma faccio pena (parte della colpa è da attribuirsi alla tecnologia chitarristica coreana, visto che la mia sakura acustica non è di quelle chitarre che hanno fatto la storia del rock, e spesso durante i concerti di bruce springsteen avrete notato che nessuno dei suoi sedici chitarristi imbraccia una sakura). studio storia del cinema e ogni volta che vado al cinema da qualche tempo mi rompo le palle dopo i primi cinque minuti. di tutta la musica che ascoltavo prima adesso ascolto solo più rap. insomma, morale della favola vorrei chiedere scusa a tutte le persone con cui in questi ultimi tempi sono stato scorbutico o fastidioso o poco simpatico. il motivo è che quest’anno mi girano i coglioni.

 

atroC.T.X.Z.B.tion

primo giugno duemilatre

postato da atrocityexibition | 01/06/2003 23:19 | commenti (9)



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