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domenica, novembre 30, 2003
futbol: sorteggi europei 2004 atroC.T.X.Z.B.tion postato da atrocityexibition |
30/11/2003 14:56 | commenti (8)
venerdì, novembre 28, 2003
classifiche: the rolling stone 500 greatest albums ever made atroC.T.X.Z.B.tion postato da atrocityexibition |
28/11/2003 23:17 | commenti (4)
eventi: indieblog awards 2004(2)- i premi postato da atrocityexibition |
28/11/2003 16:41 | commenti (2)
mercoledì, novembre 26, 2003
this motherfucking world (12): cocaine postato da atrocityexibition |
26/11/2003 23:17 | commenti (4)
this motherfucking world (11): hot xmas (roba forte) postato da atrocityexibition |
26/11/2003 15:41 | commenti (2)
lunedì, novembre 24, 2003
eventi: indieblog awards 2004 postato da atrocityexibition |
24/11/2003 21:07 | commenti (1)
sabato, novembre 22, 2003
songs that saved my life(1): can’t put your arms round a memory/play whit fire/i only wrote this song for you (johnny thunders) prendendo in prestito una frase di una canzone degli smiths ho finalmente trovato un titolo decente per questa rubrica, che oltre che parlare delle mie canzoni le contestualizzerà autobiograficamente. quest’oggi analizzeremo le tre canzoni che costituiscono il cuore di un oscuro bootleg di johnny thunders intitolato have faith, pubblicato nel 1992 dalla fan club records. sono tre pezzi che se non hanno salvato la mia vita per lo meno sono state un punto cardine della mia formazione di maniaco dei dischi. si era al liceo (metà anni 90?) e in quel periodo mi rifornivo presso un negozio di dischi di casale monferrato (discomania, poi trasferitosi dall’altra parte della strada e ingranditosi grazie alla competenza e alla lungimiranza del gigi, fondatore e proprietario del negozio). i miei agiografi ricorderanno quegli anni come il mio periodo punk. di lì a pochi mesi sarebbe scattata in me l’ossessione per il primo hardcore italiano (1980-1984) e sarebbe iniziata la lavorazione della mia prima creatura editoriale, la fanzine concepita da luca (compagno di banco) e me, l’indimenticata delinquency – anarcohcpunkammerda’zine, purtroppo fermatasi al numero 0. ovviamente i pezzi che si alternavano nel mio lettore erano piuttosto sporchi e violenti, ma improvvisamente mi ritrovai come per incanto ad ascoltare ossessivamente queste tre canzoni d’amore registrate dal più perdente dei punk rockers a tokyo nel 1988 (johnny thunders è stato uno dei tanti big in japan). can’t put your arms round a memory è un pezzo scritto da lui, che compare nell'ottimo so alone (uno dei pochi dischi in studio in mezzo a una miriade di live più o meno ufficiali) e che è stato poi anche coverizzato dai guns n roses, da sempre suoi grandissimi ammiratori (gli avevano anche dedicato una canzone su use your illusions). quella in studio è una versione elettrica, molto bella ma troppo pulita e ben eseguita. qui invece c’è solo lui che canta sommessamente con la sua vocina stridula, accompagnato solo dalla sua chitarra acustica. ne esce una scalcagnata e malinconica cantilena in grado di strappare il cuore al primo ascolto. play with fire è un pezzo dei rolling stones, che compare solo sulla versione americana di out of our heads (non chiedetemi perchè una delle loro più belle canzoni degli anni 60 sia di così difficile reperibilità). delle tre canzoni in questione è la mia preferita e in questa registrazione per me sono racchiuse l’essenza e l’attitudine di questo sfortunato e geniale punk rocker italo americano (prometto un post su di lui a breve). ancora solo voce e chitarra acustica. parte l’intro e quando thunders inzia a cantare gli esce una specie di assurda voce a la tom waits: well you got your diam... si interrompe, scatarra e riparte. well you got your diamonds/ and your pretty clothes/ the chaffeur drives your car/ and you let everybody know. but don’t play with me ‘cause you play with fire/ but don’t play with me like i play with fire. in un solo minuto e quarantasei secondi mi sembra di ritrovare tutta la poesia e la sporcizia del rock n roll più puro. tra l’altro era una delle canzoni preferite di thunders, grandissimo ammiratore ed improbabile emulo di keith richards (ci rivedo, non so perchè, lo stesso tipo di ossessione che lega peter murphy a david bowie). i only wrote this song for you è invece una classica canzone di cuori spezzati, tenera e sporca allo stesso tempo, che riesce ad essere struggente nell’ingenuità di un paio di accordi e di un testo scarno e quasi infantile. i only wrote this song for you/ it’s about the way that i feel/ oh you made my life/ oh you made everything alrite/ you took away my tears/ you gave me new ideas/ and now you’re gone. don’t go away/ oh i was so fine/ remember when we drank wine/ i’m sorry we never had a home/ but babe i feel so alone. e questo è quanto. prima di queste tre ballate c’è un altro pezzo acustico, una cover di joey joey di bob dylan. tutto intorno i suoi cavalli di battaglia, classici come personality crisis (new york dolls), too much junkie business o chinese rocks (somebody called me on the phone/said hey, is dee dee home), un inno del punk rock i cui credits parlano da soli (thunders/ramone/nolan/hell). e in chiusura la splendida born to lose, la canzone che è stata in fondo il suo manifesto programmatico. atroC.T.X.Z.B.tion postato da atrocityexibition |
22/11/2003 23:02 | commenti (2)
venerdì, novembre 21, 2003
cronache dal torino film festival(5) direi che con questa puntata potrei anche chiudere questa intutile rubrica che nessuno ha letto/apprezzato/commentato. ieri sera sono stati fuochi d'artificio in sala 6, con un film che ha praticamente chiuso in bellezza il festival (oggi c'è la premiazione del concorso ma le sale del pathè mostrano già una desolante vuotezza). si è trattato di "so close" di coren yuen (hong kong), divertentissimo e spettacolare delirio spionistico tutto al femminile tra charlie's angels, matrix e soprattutto lo snake eyes di de palma. un film diretto splendiddamente a cui sono stati attribuiti applausi a scena aperta anche a film in corso. le scene d'azione sono filmate con una maestria che turberebbe molti produttori hollywoodiani e che ha lasciato più volte la platea a bocca spalancata. probabilmente il film verrà distribuito in italia. io vi saluto e vi ringrazio per l'attenzione, da domani si ritorna (non senza una certa tristezza, vivere qui dentro alla fine non mi dispiaceva) alle normali occupazioni (??). mi dispiace davvero che il festival con il cambio di direzione abbia registrato un notevole calo di pubblico, soprattutto perchè credo che almeno la scelta dei film sia stata quasi ineccepibile (ma sono mancati i grandi titoli di richiamo, e purtroppo sono scelte che si pagano con l'indifferenza del pubblico). peccato e auguri per l'anno prossimo. ciao. atroC.T.X.Z.B.tion postato da atrocityexibition |
21/11/2003 14:44 | commenti (2)
mercoledì, novembre 19, 2003
cronache dal torino film festival (4) non ho avuto tempo di scrivere nulla nei due giorni scorsi. mi spiace aver parlato male del festival nell'ultimo post (anche se avevo tutte le ragioni) perchè sto vedendo cose interessanti, e poi perchè si vocifera di un terrificante calo di presenze che di sicuro non farà bene ad una manifestazione abbastanza unica nel suo genere. ieri è stato mostrato il diamante grezzo di questo festival e oggi non ho saputo sottrarmi a una seconda visione dello splendido "song of avignon" di jonas mekas. il cineasta lituano americano merita un posto di rilievo nella storia del cinema, e questo cortometraggio di dieci minuti è un fulgido esempio del suo cinema purissimo, libero, semplice, scevro di qualsiasi intellettualismo. sono commosso da tanta bellezza. per il resto debbo dire che quello che mi sta colpendo di più di questo festival è la dolorosa lezione di storia che ci viene impartita da una serie di film che (ri)presentano ai nostri occhi una serie di avvenimenti(per lo più ferite ancora aperte) del nostro passato più recente. ho già parlato di "S-21", il giorno seguente ho invece visto l'ottimo film di errol morris ("the fog of war: eleven lessons from the life of robert s. mcnamara") che lascia la parola a robert s. mcnamara, ex segretario alla difesa con jfk, nonchè uno dei personaggi più influenti della seconda metà del secolo scorso. un documento fondementale. più televisivo e rozzo, ma ugualmente interessante, è stato "les escadrons de la mort- l'ecole française", un film che ricostruisce il ruolo (fondamentale e spaventoso) che l'esercito francese, dopo la guerra d'algeria, ha avuto nell'addestramento degli ideatori delle più infami e sanguinarie campagne di repressione contro l'opposizione democratica durante le dittature militari in sudamerica. per quanto riguarda la finzione segnalerei invece "fuera de juego", film in concorso che guarda ai recenti, tragici avvenimenti dell'ecuador. un altro momento indimenticabile di questo festival è stata la visione sul grande schermo di uno dei più grandi polizieschi della storia del cinema, "to live and die in l.a." di william friedkin. delusione diffusa invece per l'attesissimo secondo film di david gordon green, vincitore tre anni fa con "george washington". pessimo e inconsistente il nuovo film del coreano kim ki-duk, che qualche anno fa aveva scosso le platee veneziane. nella categoria docs in europe mi ha scosso molto "a respectable life" di stefan jarl, seconda parte di una trilogia dedicata a un gruppo di ragazzi dei quartieri poveri di stoccolma. questo film è del 1979, vediamo foto dei ragazzi diciottenni del primo film accanto alle loro immagini di dieci anni dopo consumate dall'alcool e dall'eroina. alcune immagini sono davvero dure. ci sarebbe ancora qualcosa ma chiudo qui. ciao, alla prossima. atroC.T.X.Z.B.tion postato da atrocityexibition |
19/11/2003 15:23 | commenti
domenica, novembre 16, 2003
cronache dal torino film festival (3) la puntata odierna della rubrica non verrà pubblicata per protesta contro gli organizzatori del festival. in questo momento invece che essere qui a scrivere dovrei essere in sala 9 a vedere "que farei eu com esta espada" di joao cesar monteiro. purtroppo però a causa della disorganizzazione regnante tra le persone che regolano l'accesso in sala mi è stato impedito di vedere il film. l'omaggio a joao cesar monteiro sta richiamando un certo numero di spettatori, ma è stato sciaguratamente confinato in una sala minuscola. come se non bastasse oggi siamo stati costretti a una lunga e inutile fila immobili davanti alle maschere, costretti a guardare una cinquantina di persone che con un abile trucchetto da prima repubblica saltavano la fila e si introducevano in sala 9 a nostre spese davanti agli occhi delle maschere incuranti. il problema si era già presentato ieri, ma di fronte alle nostre proteste non si è ritenuto opportuno arginare il fenomeno. anche oggi chi è rimasto pazientemente in fila si è visto negare l'ingresso in favore degli infami che hanno (giustamente, per carità, visto che a quanto pare è l'unico modo per entrare in sala...) approfittato del disinteresse del personale del festival. a un primo accenno di rivolta popolare sono stati addirttura convocati due buttafuori muscolosissimi, rasati e incravattati. complimenti per lo stile. come se non bastasse il film viene replicato martedì, ma in una sala distante circa due chilometri dal luogo in cui si svolge il festival. mi spiace tediarvi con queste merdate infantili, ma ci tenevo davvero tanto a vedere il film e sono incazzato come una biscia. mi spiace anche perchè fino ad ora avevo visto dei film molto belli di cui avrei voluto parlarvi, ma sono talmente fuori di me che l'unica cosa saggia che potrei fare adesso sarebbe andarmene a casa a ingoiarmi due litri di birra davanti a italia-romania. atroC.T.X.Z.B.tion postato da atrocityexibition |
16/11/2003 16:37 | commenti (2)
sabato, novembre 15, 2003
cronache dal torino film festival (2) oggi sono molto nervoso perchè ho perso la mia copia di repubblica non ancora letta alla prima proiezione, inoltre vi sto scrivendo dal computer più lento del mondo, quindi sarò particolarmente severo con i giudizi. in realtà mi è impossibile, perchè dopo il post di ieri sono passati davanti ai miei occhi sono capolavori, nel senso di film che ho amato moltissimo (cosa di questi tempi più unica che rara). ieri sera io e gigi siamo stati rasi al suolo dalla visione di un documentario splendido e durissimo, una produzione franco-cambogiana dal titolo "s 21, la machine de mort khmere rouge", di rithy panh. il valore storico di questo sguardo su uno dei capitoli più sconvolgenti della storia del genere umano (la dittatura khmer in cambogia) è francamente incommensurabile. il film nasce da una serie di incontri tra gli aguzzini del regime di pol pot e le persone che all'epoca furono torutrate proprio nel campo s 21. il lavoro di riesumazione di una memoria tanto tragica è stato sia dal punto di vista storico che cinematografico di valore assoluto. stamattina invece è toccato a "cruising" di friedkin. non so francamente come avevo potuto fino ad ora fare a meno di questo poliziesco notturno che vede al pacino infiltrarsi nell'ambiente dei locali gay newyorkesi. dopo è arrivato l'omaggio al grande, indimenticato joao cesar monteiro, scomparso da qualche mese. di lui e del suo cinema mi riserverei di parlare tra qualche settimana nello speciale che apparirà su gli spietati. oggi sono stato finalmente presente (dopo anni d'attesa!) alla proiezione dei suoi primi due cortometraggi, "sophia de mello breitner andersen" e "quem espera por sapatos de defunto morre descalço". avendo da poco visto il suo ultimo e funebre (perchè concepito nell'attesa della morte) "vai e vem", di fronte a questi primi film (e alle parole di margarida gil, presente in sala) credo di aver provato qualcosa di simile alla commozione. ciao. atroC.T.X.Z.B.tion postato da atrocityexibition |
15/11/2003 19:11 | commenti (2)
venerdì, novembre 14, 2003
cronache dal torino film festival (1) essendo impegnato (??) fino a venerdì prossimo qui al torino film festival mi resta poco tempo per pensare cosa scrivere sul blog. ho quindi deciso di deliziarvi con alcuni brevi post riguardanti le robe che vedo qui dentro. questa mattina siamo arrivati giusto in tempo per birthday party di friedkin. è un film che nasce da una piece teatrale e ne conserva l'impianto. quanto alla sceneggiatura direi che è talmente malata e paranoide da poter essere solo il parto della mente tuonata di harold pinter. un film angosciante che spinge per uscire dal set/prigione, credo che in questi casi si debba introdurre in qualche modo il concetto di claustrofobia. ingoio dei panini con le frittatine della mamma di gigi, purtroppo come ogni anno al festival finisco con l'abbrutirmi e col nutrirmi soltanto di cose previamente inserite in due fette di pane o col trascurare il cibo a vantaggio del tabagismo più estremo. da critico cinematografico serio quale sono ho deciso quest'anno di vedere anche film a pezzi fingendo poi di averli visti per intero. è il caso di battle royal, nippo noir semifantascientifico che vede kitano protagonista. è una sorta di versione hardcore del signore delle mosche in cui una classe di studenti vengono portati in gita e poi costretti con l'inganno a sterminarsi fra di loro. sono uscito a metà quindi non posso condividere le opinioni dei molti che sostenevano che "dopo un po' rompe i coglioni". the phenix city sotry è spacciato sul catalogo come uno dei film preferiti di martin scorsese. è un solido noir degli anni '50 incredibilmente brutale e violento, che nel mostrare frammenti di una terrificante lotta tra il bene e il male lascia sul campo quasi tutti i cadaveri degli appartenenti alle schiere del bene. no sono sicuro che questa rubrica interessi a qualcuno, nel caso vi facesse cagare ditemelo così evito di prolungarne l'agonia. grazie, ciao. atroC.T.X.Z.B.tion postato da atrocityexibition |
14/11/2003 18:32 | commenti (3)
mercoledì, novembre 12, 2003
cinema (classics of the future): brian de palma’s black dahlia una notizia illuminava la pagina degli spettacoli di repubblica di oggi: brian de palma subentra a david fincher alla regia dell’adattamento cinematografico del romanzo di james ellroy “the black dahlia”. dalia nera rappresenta una delle pagine più importanti della letteratura noir, è il romanzo che apre la sconvolgente quadrilogia losangelina di james ellroy (dalia nera, white jazz, l.a. confidential, il grande nulla), nonchè il fulcro di tutte le ossessioni ellroiane (inesorabilmente legate al ricordo dell’assassinio della madre). il libro parte da uno dei più feroci casi di cronaca irrisolti dell’immediato dopoguerra (1947), il ritrovamento del cadavere torturato e mutilato di una ragazza (in mancanza di identificazione venne soprannominata appunto la dalia nera) nei dintorni di los angeles. è la discesa all’inferno dei due detective incaricati di indagare sul caso, bucky bleichert e lee blanchard, amici innamorati della stessa donna che finiscono con l’essere ossessionati dal cadavere mutilato della splendida ragazza brutalmente assassinata. questo è dei quattro il romanzo più lento e doloroso, il meno intricato, proprio perchè scandaglia l’ origine di un’ ossessione. è il punto di partenza di un viaggio dentro una los angeles prima d’ora mai così cupa, decadente e brutale. quanto agli adattamenti cinematografici ci aveva già provato qualche anno fa (con buoni risultati in l.a. confidential ) curtis hanson, abile mestierante che aveva affrontato la spinosa questione dell’adattamento di ellroy senza prendersi troppi rischi. adesso pare tocchi a de palma (carlito’s way, scarface, vestito per uccidere, gli intoccabili, fino all’ottimo femme fatale). non possiamo che essere ottimisti in proposito, trattandosi di uno dei più grandi registi americani viventi che tra l’altro può vantare il giusto coefficiente di visionarietà necessario. il romanzo di ellroy è pubblicato in italia da mondadori in edizione economica. consiglio di comprarlo ora perchè suppongo che in occasione dell’uscita del film verranno ritirate tutte le copie per far uscire la classica versione da 20 euro con foto del divo di turno in copertina (in questo caso pare josh hartnett). “ i never knew her in life. she exists for me through others, in evidence of the way her death drove them. working backward, seeking only facts, i reconstrued her as a sad little girl and a whore, at best a could-have-been – a tag that might equally apply to me. “ james ellroy. the black dahlia (1987) postato da atrocityexibition |
12/11/2003 15:38 | commenti (3)
martedì, novembre 11, 2003
the TGV diaries vol.5 chiudiamo questo triste capitolo della mia esistenza con un pugno di considerazioni finali. sono finalmente rimpatriato e sono contento di non dover più mettere piede in una metropolitana per spostarmi e di non dover più consumare le mie giornate telefonando ossessivamente a persone che non avevano voglia di parlarmi. ho una certa quantità di materiale e concetti e spero di riuscire a mettere insieme una tesi decente con quelli, anche se la tentazione di mandare tutti affanculo e di chiederne una su ejzenstein ha fatto più volte capolino nel mio cervello. non sono mai stato un fervente ammiratore della città di parigi (come ricordava fede in un commento), ma adesso posso affermare con una certa tranquillità che la odio. non ho avuto tempo di visitarla, comunque a parte la fnac sugli champs elysees non mi è sembrato ci fossero luoghi degni di particolare attenzione. credo che il commento più lucido sulla capitale francese l’abbia fatto diego abantuono in suo vecchio film: "ah, parigi… bella cittadina parigi… certo… non è ascoli… non è andria… però bella cittadina". il mio unico rammarico è quello di non aver avuto il tempo materiale per cercare di convincere le autorità francesi a restituirci alcuni capolavori del rinascimento. avevo in mente uno scambio di ostaggi del tipo voi ci ridate la gioconda e in cambio potete riprendervi jocelyn (ma temo che questa indimenticata icona della nostra televisione sia già stata rimpatriata da tempo). tra le "cose di cui posso vantarmi con gli amici al bar" ho clamorosamente dimenticato la mia irruzione abusiva all’interno del senato francese chiuso per ferie l’1 novembre (grazie a i.t.) e l’incursione (in compagnia di manuel) all’interno della storica redazione dei cahiers du cinema, un triste prefabbricato (tra l’altro in odore di chiusura) in cui siamo riusciti a parlare con un redattore che mi ha dato un numero di telefono falso di una persona con cui avevo bisogno di parlare. hanno impunemente negato di avere una copia della sceneggiatura originale de la maman et la putain, nonostante le mie fonti dicessero il contrario. triste e insoddisfatto uscendo ho rubato un foglio con delle foto di scena di aurora di murnau che ho trovato lì per terra. per quanto riguarda invece le mie folli notti parigine debbo dire che ne ho avuta una sola, in cui peraltro mi sono molto divertito nonostante abbia pagato il dazio di una sobrietà coatta dovuta a un bicchiere di porto costatomi dieci euro (ma inizio a pensare che gli euro francesi valgano meno di quelli italiani, perché non è possibile che le cose costassero tanto care, ***** *** - censura mia). per concludere vorrei ringraziare di cuore manuel, alessandro, simon e ywan per la gentile ospitalità e per la sopportazione silenziosa dei miei estenuanti lamenti. informo i lettori che il mio intestino ha ripreso a funzionare regolarmente. atroC.T.X.Z.B.tion postato da atrocityexibition |
11/11/2003 17:06 | commenti (1)
venerdì, novembre 07, 2003
the TGV diaries vol. 4 (aka storia di come sono entrato in possesso per 24 ore di una copia de offre d'emploi e les photos d'alix) questa è le folle storie di come sono arrivato sull'orlo delle follia per poi ottenere una copia di due cortometraggi di meno di venti minuti l'uno. usero' solo le iniziali dei nomi, perchè chiedere di j.e. qui a parigi è come chiedere di tano badalamenti in sicilia o di vlad l'impalatore in transilvania (a proposito:un plauso alla redazione dell'economist per la copertina di auesto mese: foto di putin con titolo "vlad the impaler"). comunque, prima di partire sento i.t. che mi da il tel. di p.c. gli chiedo come posso ottenere i film, mi dice che non sa, provare a telefonare a j.l.g. (cercarmi il num. per conto mio) ma di non dire che me l'ha detto lui perchè è suo nemico. poi mi dice di chiamare j.p.r. per intervistarlo. j.l.g. si nega, la sua segretaria mi dice che loro non sanno nulla e non hanno mai visto nulla nonostante siano stati distibutori dei suoi film. intervisto un'altra persona r.y., che mi dice di chiamare j.m.c. oppure l'i.n.a. oppure un'altra serie di enti, cose, persone che non sto elencarvi perchè tanto la loro risposta è un coro unanime: "vai in culo". allora mi presento nell'ufficio di j.p.r., è gentile, lo intervisto, mi da una valanga di numeri di telefono a cui non risponde mai un cazzo di nessuno. poi mi propone di vedere le peine perdue di j.e., un documentario girato da a.d.. tutto molto bello, a un certo punto arriva monsieur a., assitente di j.p.r. ne le peine perdue di j.e. e mi dice che a.d. è un fanatico di j.e. e che forse lui potrebbe aiutarmi ma che al momento forse vive in brasile. chiamiamo casa sua a parigi e non risponde. è in brasile. e-mail? nessuno la ricorda. monsieur a. dice di chiamarlo in serata per l'e-mail di a.d. chiamo, ho l'e-mail, il giorno dopo scrivo in brasile ad a.d.. torno il giorno dopo a controllare la posta, ha risposto, ma dice che dal brasile gli è impossibile aiutarmi anche se vorrebbe, lo ha già fatto con una stuidentessa italiana che ha fatto la stessa cazzata di venire qui per una tesi su j.e.. mi dice pero' che le copie vhs dei film prima di trasferirsi le ha lasciate a un amico, tale f.g., ma potrebbe averle anche un cineasta che risponde al nome di j.a.f.. f.g. risponde, ma incredibilmente ha solo i due cortometraggi e non tutti i film come mi era stato fatto credere. è molto gentile, vado da lui, li prendo, mi becco un caffè e parliamo di cinema. j.a.f. al telefono é gentile come un hooligan del chelsea, fa finta di cercare qualcosa, torna al telefono e dice che non ha nulla. vaffanculo. vi risparmio la storia di come ho cercato vanamente di fare una copia dei due corti. ieri sera li ho visti una volta e oggi li riporto indietro. se penso che devo farci una tesi sopra mi sento male, anche perchè offre d'emploi è un film abbastanza inutile , ma les photox d'alix è piuttosto importante e la copia che ho visto io ieri è simpaticamente inframezzata da uno spezzone di telegiornale (giuro). da giorni non so più che dio bestemmiare ormai e ho deciso che oggi faccio ancora un paio di telefonate poi mi chiudo alla fnac e mi esaurisco il conto corrente usufruendo delle loro straordinaria offerte (ieri mi sono beccato on the beach di neil young a 7 euro). voglio tornare a casa, basta, mi sono rotto i coglioni. ciao. atroC.T.X.Z.B.tion postato da atrocityexibition |
07/11/2003 10:40 | commenti (1)
giovedì, novembre 06, 2003
the TGV diaries vol.3 il mio equilibrio psichico è a forte repentaglio. più di una volta in questi giorni ho pensato di mollare tutto, andarmi a ubriacare a pere lachaise davanti alla tomba di jim morrisson e telefonare a torino per chiedere che mi venisse assegnata una tesi su spielberg. oltre che un fiume di bestemmie nel mio cervello risuona da qualche giorno questa inquietante domanda: quale cazzo di folle spinta autolesionista mi ha spinto a decidere di fare una tesi su j.e.? sono arrivato qui con la classica valigia piena di speranza e cinefilia e rischio di tornare con non vi dico cosa e non vi dico dove. merda. trovare i suoi film è un impresa folle, ho steso già quattro carte telefoniche per cercarli, ho smosso mari e monti, messo distributori con le spalle al muro, minacciato esercenti cinematografici di mandargli la s.i.a.e., maniente da fare, un cazzo, nessuno li ha. comunque posso vantare uno score di tre film visti (la maman et la putain, une sale histoire e le mauvaises frequentations), due in arrivo per posta dopo la mia partenza (numero zero e mes petites amoreuses) e solo sette non pervenuti. come ogni mattina mi ritrovo con un paio di numero di telefono caldissimi e mi ripeto che oggi é la volta buona ma so perfettamente che la mia giornata si concluderà dentro una cabina telefonica dove cadro' vittima di convulsioni. parigi non l'ho vista ma istintivamente mi viene da parafrasare quello che guidolin disse rivolto alla curva del bologna: città di merda! inoltre ieri avevo scritti sul quaderno nomi eccellenti che avrei dovuto intervistare ma incredibilmente non sono riuscito ad accordarmi con nessuno. mi sto letteralmente rovinando per pagarmi le fotocopie, che qui vengono vendute più o meno al prezzo degli organi umani. allego pero pero' un lelnco di cose di cui posso vantarmi con gli amici al bar: intervistato jean-pierre ruh, uno dei migliori fonici di presa diretta europei. ha lavorato con sergio leone, ferreri, antonioni, eustache, rohmer, resnais, garrel e poi ha ammesso candidamente di non ricordarsi neanche più tutti i titoli dei film che ha fatto. poi: telelefonato a casa garrel ma non mi ha risposto nessuno, parlato al telefono con françoise lebrun che mi ha detto che torna a parigi a gennaio, appuntato sul quaderno il numero di telefono di jean pierre leaud ma senza avere il coraggio di telefonargli, essere stato a un passo da avere il numero di michael lonsdale ma essermi poi dimenticato di finalizzare, avere speso 30 euro per fotocopiare due libri, avere speso 30 euro in carte telefoniche e poi averli spesi parlando con le segreterie telefoniche. ieri sera per chi non lo sapesse si giocava una importante competizione calcistica a livello europeo che risponde al nome di champions leaugue. grazie a tutti per non avermi fatto sapere il risultato. saluti. atroC.T.X.Z.B.tion postato da atrocityexibition |
06/11/2003 09:57 | commenti (5)
sabato, novembre 01, 2003
the TGV diaries vol. 2 scrivere su questa tastiera francese è un incubo, ci sono tutte le lettere messe a cazzo di cane quindi non lamentatevi degli errori. allora, un riassunto veloce, tutto bene, sono sistemato in una casa confortevole e anche se pioviggina sempre sono sempre in giro per completare le mia missione. ho messo insie,e il più grande dossier esistente su jean eustache, il problema è che alla biblioteque du film hanno risolto il problema della tutela del copyright sui libri. vendono infatti delle simpatiche tessere da 50 fotocopie a 10 euro l'una e i libri non si possono portare fuori. in questo modo le fotocopie mi costano circa il quadruplo del prezzo di copertina. pesiste il problema dei film che non trovo e ho già fatto un'intervista, ieri, a pierre cottrell, che è stato produttore di eustache e che non si è lasciato registrare. poco male, perché mi ha raccontato cose turpi che nella tesi comunque non potrei scrivere, robe che si addicono più a un romanzo hard boiled che a un saggio di storia e critica del cinema. le cose più scottanti non le pubblico, vi basti sapere che sono venuto a conoscienza di un progetto incompiuto (già sceneggiato) per un film sugli aborti. adesso mi ritrovo con una manciata di nomi di persone di cui dovrei cercare il numero sulla guida per poi chiamarle e convincerle a parlare. credo che dovro procurarmi un impermeabile, un cappello e uno sguardo torvo per questi lavori. tanto per la cronaca jean pierre leaud é sulla guida, ma non credo che lo chiamero (ma in francese non esiste la o accentata?). avrei voluto intervistare alain philippon, redattore dei cahiers che ha scritto uno dei due libri esistenti su eustache, ma ho scoperto ieri con sgomento che si è suicidato anche lui un paio di anni fa.ieri io e manuel abbiamo cercato di introdurci nella redazione dei cahiers, ma non abbiamo trovato la via, porca puttana. per il resto nonostante io abbia subito inserito la modalità "topo di biblioteca" ho avuto tempo di accorgermi che la città è splendida e ci sono talmente tante cose da fare e vedere che il resto del mondo sembra una landa desolata. il problema è che per vivere decorosamente qui ci vuole uno stipendio da 4-5 mila euro al mese. a uscire di casa con 50 euro in tasca rischi di rimanere a secco dopo 10 minuti senza che tu abbia comprato niente. ve beh, chi se ne frega, stasera c'é il futbol e ho altro a cui pensare, cazzo. mi raccomando di tenermi aggiornato.ciao. atroC.T.X.Z.B.tion postato da atrocityexibition |
01/11/2003 11:54 | commenti (1)
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