giovedì, gennaio 29, 2004

futbol (biografie): supermario jardel

fino a qualche mese fa non passava estate in cui il nome di mario jardel non finisse nei tabellini degli obiettivi di mercato dei principali club italiani. pare che ci fosse andata particolarmente vicina la juve, ma sembra che le caratteristiche tecniche dell’attaccante brasiliano non soddisfacessero le esigenze di lippi (era il periodo in cui si dava già per bianconero hakan sukur). in realtà era unanimemente considerato uno dei migliori attaccanti del calcio europeo, non fosse altro perché era il più prolifico di tutti. eppure ho sempre avuto l’impressione che agli occhi del calcio che conta fosse sempre considerato come un parvenu, un calciatore il cui successo dipendeva più dalla scarsa qualità del campionato in cui militava (quello portoghese) che dalla sua innegabile abilità sotto porta. di sicuro il fattore estetico non lo aiutava di fronte agli occhi degli operatori di mercato, sempre pronti a sussultare di fronte al primo brasilianismo, che magari da lui si aspettavano dribbling, velocità, scatto fulminante, e venivano invece prontamente ricambiati con un pragmatismo di matrice teutonica, un’immobilità quasi irritante in mezzo all’area, un piede spigoloso e non troppo preciso. a tutto questo jardel ha sempre sopperito con una valanga di gol, soprattutto di testa (specialità della casa nella quale aveva davvero pochi rivali). un fiuto per il gol che ha regalato tante soddisfazioni ai tifosi del porto a metà anni novanta, ma una tecnica rozza e per niente sudamericana che proprio negli anni degli ingaggi folli non gli ha mai permesso di accedere ai patrimoni dei grandi club europei. ironia della sorte è approdato al campionato italiano due settimane fa, nel momento più triste della sua carriera, in una squadra (l’ancona) che dall’inizio del campionato ha già cambiato tre allenatori (buona fortuna a galeone, sufficientemente folle per un’impresa come questa) e che pur essendo ormai spacciata si aspetta da lui una miracolosa salvezza a suon di gol.
mario almeida ribeiro jardel nasce a fortaleza (brazil) il diciannove settembre del millenovecentosettantatre. esordisce nel ferroviària, piccolo club della città di ceara, per poi approdare al vasco de gama e al gremio. come molti suoi connazionali farà di lusofonia e virtù e per approdare in europa tenta la sorte in portogallo, nel più grande dei club del nord (il porto), nel millenovecentonovantacinque. trenta gol in trentun partite nella sua prima stagione sono stati il passaporto per entrare nei cuori dei tifosi del porto (e non solo), che ne fanno il loro idolo incontrastato e che non finiranno mai di rimpiangerlo (alla sua partenza fu sostituito dal connazionale pena, il cui nome lasciava presagire i sentimenti che avrebbe suscitato tra i difensori avversari). in quegli anni il titolo di capocannoniere del campionato è affare suo, ventisei gol nella stagione successiva, trentasei in trentadue partite in quella dopo, trentotto in trentadue partite nel campionato 98/99, il suo ultimo nelle file dei dragoni. si è guadagnato l’appellativo di supermario ma lo stadio das antas gli sta ormai troppo stretto. stranamente le offerte latitano e quando gli intervistatori di soccerage gli domandano perché abbia scelto un paese con una così breve tradizione calcistica, jardel risponderà che quella del galatasaray è stata l’offerta migliore ricevuta. ventidue gol in ventiquattro presenze e pubblico turco in visibilio per il loro nuovo eroe. nell’estate del duemila lo sporting lisbona riesce, attraverso un incredibile marchingegno di scambi di giocatori (nel campionato portoghese il denaro è assente cronico), a portare jardel di nuovo in portogallo, per la felicità dei tifosi biancoverdi. sarà la stagione più bella della sua vita, ha una media gol da togliere il fiato (quarantadue gol in trenta partite) e lo sporting guidato da lazlo boloni oltre a ben figurare in coppa uefa (eliminato dal milan) vincerà campionato e coppa di portogallo. vince la scarpa d’oro (un premio assegnato all’attaccante più prolifico del calcio europeo, in cui il numero di gol viene moltiplicato per un coefficiente di difficoltà dato dal campionato d’appartenenza). quell’estate lo incontrammo il giorno dopo la festa scudetto, in avenida antonio augusto de aguiar. era raggiante, camminava tranquillo per il quartiere con il walkmen nelle orecchie. lo rincontrarono i miei amici in un bar. il mio amico luca pac. vagava sperduto in cerca della casa de banho e si ritrovò per sbaglio dietro il bancone lasciato momentaneamente sguarnito dal barista. jardel, dalla parte giusta del bancone, gli ordinò sorridendo un caffè. poche settimane dopo inizierà un calvario non ancora concluso. il divorzio dalla moglie, una famosa showgirl brasiliana, lo getterà in una crisi depressiva fortissima, aggravata dalla lotta per l’affidamento dei figli e dalle ineleganti dichiarazioni della consorte, che sbattè sulle prime pagine dei giornali certi vizi del marito, molto sensibile al fascino della notte. l’eroe del momento è catapultato nella polvere. non rientra dal brasile, lo sporting minaccia di rescindere il contratto, cerca un acquirente (invano) per un calciatore diventato improvvisamente svalutato e scomodissimo (espanyol e betis cercheranno di ingaggiarlo ma non sono disposte a pagarne il prezzo del cartellino). nessuna clinica riesce a curarlo, rimane a lisbona ma sarà una stagione da dimenticare. segna undici gol (una miseria per lui), la squadra soffre molto e vince poco, boloni alla fine viene cacciato e jardel finisce, all’inizio di questa stagione, a lottare per la salvezza in premier league al bolton wanderers. non gioca e non segna e dopo meno di sei mesi il matrimonio finisce, complice la provvidenziale offerta dell’ancona. il giorno della presentazione è una tristezza unica. è alto quasi un metro novanta ma l’altezza non basta a mascherare una forma scadentissima (sembrava che si fosse nascosto il pallone sotto la maglietta). l’inizio è tragicomico: viene presentato in occasione di ancona-perugia, jardel vuole salutare i tifosi e si appropinqua sotto la curva. purtroppo (complice una similitudine cromatica) è quella occupata dai tifosi del perugia e il team manager dell’ancona gianluca petrachi è costretto a ricondurlo di fronte ai suoi veri tifosi. ha la sfortuna di esordire contro il milan capolista nella domenica in cui viene silurato sonetti. è pesante, corre poco e come se non bastasse il suo compagno di reparto (grabbi) si infortuna dopo venti minuti. gianni mura analizzando la partita racconta così la sua prestazione: "su jardel stendiamo un velo di silenzio in rispetto di quello che è stato". finisce nei flop unidici della domenica nella classifica stilata da soccerage con la motivazione "he can only improve…". in effetti ha solo trent’anni e sono convinto che sotto quei rotoli di grasso si nasconda sempre il predatore d’area di un tempo. sogna di finire la carriera in brasile, ma speriamo che prima, guidato dal grande galeone, possa lasciare un segno nel nostro campionato.

atroC.T.X.Z.B.tion


postato da atrocityexibition | 29/01/2004 23:43 | commenti (7)

lunedì, gennaio 26, 2004

dead football players: miklos "miki" fehèr (20 luglio 1979- 25 gennaio 2004)
è davvero con un dispiacere immenso che riapro la rubrica obitoriale di sadness after sex. a pochi giorni dal clamoroso infarto che ha colpito a padova galderisi (quarant'anni) e a pochi mesi dalla morte di marc-vivien foè (nazionale camerunense), un'altra tragedia colpisce il mondo del calcio professionistico. ieri si è giocato il posticipo della superliga portoghese tra benfica e vitoria guimaraes. allo scadere del secondo tempo il benfica va in vantaggio per uno a zero. pochi secondi dopo il benfichista miklos fehèr, ungherese di ventiquattro anni, va a contrastare una rimessa laterale. l'arbitro lo ammonisce, lui gli sorride per scusarsi e crolla al suolo. le immagini impietose di sportv, che trasmetteva la diretta, mostrano una sequenza terribile, con il corpo del giocatore che rimbalza sul terreno, privo di conoscenza. pare che i soccorsi siano stati intempestivi a causa di un muretto che impediva l'ingresso in campo dell'ambulanza, in uno stadio appena costruito che tra l'altro ospiterà la prime due partite dell'italia all'europeo 2004. il giocatore viene condotto all'ospedale da senhora de oliveira di guimaraes, dove arriva in stato di arresto cardiorespiratorio. alle 23.10 cessano i tentativi di rianimazione e viene data la notizia della morte.

miklos fehèr (che a giugno avrebbe dovuto sposare una ragazza ungherese) approda giovanissimo al calcio portoghese, nel 1998, a soli diciannove anni. viene scoperto giovanissimo dal figlio del presidente del porto, alexandre pinto da costa, volato in ungheria per osservare un giocatore del ferencvaros. alla fine scelse un giovane attaccante della squadra avversaria, il modesto fc eto gyor, nel quale feher ha esordito. al porto si trova davanti lo spettro di supermario jardel (ora all'ancona), macchina da gol e re incontrastato del calcio portoghese di quegli anni. non gioca quasi mai e viene dato in prestito prima al salgueiros (dove sarà fondamentale per la salvezza della squadra) e poi allo sporting di braga, dove si mette in mostra segnando quattro gol in tre partite e finisce la stagione col suo record personale (quattordici reti, stagione 2000/2001). ritorna a porto, dove viene dimenticato nei meandri dell' equipa B. l'occasione arriva col passaggio a costo zero al benfica (sette gol), nella stagione in cui arriverà (oltre al centravanti nuno gomes) sulla panchina della squadra lisboeta l'ex nazionale spagnolo josè camacho (ieri in lacrime). ricordo una sua intervista di due estati fa, all'epoca del suo ultimo trasferimento, in cui esprimeva soddisfazione per il cambio di squadra e un certo rancore per i dirigenti portisti, rei di non avere mai davvero creduto in lui. fino a pochi giorni fa si parlava ancora di questo trasferimento sui giornali portoghesi, per una querelle mai risolta tra le due società, con il benfica costretto a versare seicentomila euro nelle casse del porto e il porto che ne chiedeva sei milioni. feher ha collezionato diciotto presenze nella nazionale maggiore ungherese, da qualche settimana allenata da lothar mattheus, e nell'under 21 segnò anche un gol all'italia di gentile.

atroC.T.X.Z.B.tion


postato da atrocityexibition | 26/01/2004 16:55 | commenti (4)

venerdì, gennaio 23, 2004

le guide turistiche di sad.aft.sex.(3): trieste

bella città trieste, elegantissima (mi è stata fatta notare l’influenza asburgica), a picco sul mare, si arrampica su una serie di colline che ne rinnovano un certo fascino mediterraneo. la popolazione mostra un attaccamento quasi commovente alla gloriosa maglia dell’unione sportiva triestina e gli abitanti più giovani sfoggiano una competenza musicale non indifferente. purtroppo il problema del parcheggio lungo le strette e pendenti vie triestine ha raggiunto livelli tanto tragici da lasciar presagire l’imminente estinzione del genere umano, che verrà sostituito da una razza di scooter super intelligenti e facilmente parcheggiabili. quanto ai luoghi comuni sul freddo e sulla bora non lo so, posso solo dirvi che ho aspettato un’ora fuori dalla mensa della caserma e quando per ingannare l’attesa ho pensato di arrotolarmi una sigaretta, tabacco e cartina sono stati rinvenuti oltre il confine sloveno. può essere che un freddo come quello tenda a fare una sega ai triestini che ci sono abituati. io personalmente ho rischiato l’amputazione di un gluteo per congelamento. non ho visto lo stadio, però sono riuscito a farmi portare dentro un negozio di dischi (l’altra cosa che visito in una città sono ovviamente i bar). tra l’altro uno molto carino, in centro, che (cosa che ho trovato splendida) si trova dentro un palazzo, al primo piano, citofoni ed entri in un appartamento con i dischi (un po’ pochi) esposti in una sala. puoi prendere un cd e portartelo nell’altra stanza, posare il tuo pesante culo su uno di quei puff che t’ingoiano e ascoltare quello che ti pare. a torino le custodie dei cd nei negozi sono antitaccheggiamente vuote, qui invece no e questo dimostra che i triestini sono brava gente e i torinesi sono la schiuma del norditalia. il negozio si chiama saggiamente "home records" e io mi sono comprato il live di dj shadow mixato da q-bert. un gioiellino di cui rimandavo l’acquisto da troppo tempo. ma veniamo alla mia giornata sotto le armi. forte dell’insensato teorema "prima arrivo- prima mi tolgo dalle palle" affronto la gelida mattinata triestina e quando vengo rinchiuso nel primo silenzioso stanzino non sono neanche le nove. inganno il tempo ascoltando l’accento abruzzese di un ragazzo che è lì con me (poche cose mi fanno ridere come un sano e radicato accento abruzzese). siamo tutti fiduciosi che sarà una roba rapida e indolore. invece non teniamo conto del fatto che qui dentro vige un principio kafkiano dell’accorpamento, che consiste nel fatto che quando tu hai quasi finito arrivano altre due persone che devono ricominciare tutto da capo e gli altri devono aspettarli. arriva uno stillicidio di gente che protrarrà l’attesa per otto interminabili ore. sono tutti molto gentili con noi e raramente ci viene fatta pesare la nostra condizione di inferiorità, se non con qualche appellativo vagamente offensivo del calibro di "esenti marcia" (perché noi, unici all’interno della caserma, eravamo autorizzati a camminare disposti alla cazzo di cane). ascoltiamo nel corso della giornata per ben quattro volte il discorso su "cosa comporta l’obiezione di coscienza", che viene ripetuto due volte da un soldato scazzato, seguito da un maresciallo cabarettista che ripeteva le stesse cose con maggiore convinzione (quando non era interrotto dalla suoneria con l’inno di mameli di cui era dotato il suo cellulare). la prerogativa di quest’uomo era di sottolineare che se avessimo sbagliato un qualsiasi procedimento burocratico saremmo stati duramente puniti in sede giuridica. "se vi dimenticate di consegnare questo foglio, tra un’annetto vi pigliano, vi portano in tribunale, vi calano i calzoni e (a questo punto alzava il braccio, piegato a 90 gradi all’altezza dell’avambraccio, dava quattro-cinque rapidi colpi d’anca facendo un fischio a la alvaro vitali…) vi si inchiappettano uno dopo l’altro". ha ripetuto questo gesto svariate volte al fine che fosse chiaro, certo che la sodomia costituisca un deterrente infallibile. si è prodigato anche in una spiegazione del fatto che per i reati violenti, in quanto obiettori, ci beccheremmo un terzo della pena in più degli altri. per esemplificarlo ha scelto un simpatico siparietto darwiniano costituito da una livida scena di "struggle for fuck" ambientata al bandiera gialla di rimini: "mettiamo che andiamo io e lui al bandiera gialla di rimini e mettiamo che c’è lì seduta una bella biondona profumata pronta per essere inchiappetata. per decidere chi dei due se la deve inchiappettare facciamo a pugni. quando arriva la polizia a me che ho fatto il militare mi danno un anno, a lui un anno e quattro mesi".
morale della favola non vengo rilasciato prima delle cinque. sarei dovuto essere ospite alla trasmissione radiofonica del mio amico da_rìo, un dj che è già una leggenda locale ("quest’oggi abbiamo stefano che ci parla di jimmy thunders"). arrivo dieci minuti prima della fine e faccio appena in tempo a lanciare un paio di johnny thunders d’annata (louie louie e play with fire). ho bisogno di un paio di birre antistress e ci trasferiamo in una casa privata in cui vediamo l’udinese perdere contro l’inter sotto gli occhi increduli di da_rìo e incontriamo un sosia di alessandro benvenuti. a questo punto io e il nostro autista sobrio designato ci trasferiamo in un abbeveratoio gestito da un campione di biliardo a tre sponde fanatico di rock anni 70. io voglio provare una bevanda locale per parlarne nella mia guida turistica, trangugio tutta la sera un liquore al caffè per poi scoprire che era imbottigliato a los angeles. l’autista sobrio ingoia birrette rosse come fossero colluttorio e mentre ci dirigiamo in macchina attacca verbalmente una chiesa anglicana. è il turno dell’iguana, noto anche come "il locale dal quale una volta furono cacciati fuori i nirvana" o anche "il locale gestito dall’uomo che può vantare un carteggio con stuart staples". fermarvi al bancone a parlare di musica col barista è una roba che vi risolve la serata alla grande. io per il momento sono iscritto sul registro degli indagati essendo renitente alla leva e il nostro autista designato si prodiga incessantemente per inaugurare una rissa in mio onore. io me ne sto lì col culo poggiato dove si suppone ci fosse un tempo poggiato il culo di kurt cobain, ma appena sento odore di reato mi balenano alla mente le stantuffate del maresciallo inchiappettatore. di conseguenza sedo la discussione con una certa diplomazia e con da_rìo e stefanobarba trasciniamo l’autista sobrio designato fuori dall’iguana. prima che riusciamo a riorganizzarci l’autista sobrio è già entrato in un altro bar e ha già ordinato una birra piccola, un mojito e un bicchiere di rosso. siccome ha già ricambiato un paio di volte succhi gastrici, devo sbattermi un casino per bergli in fretta tutto quello che ordina prima che lo faccia lui. ho trascorso l’interminabile viaggio di ritorno a torino in uno stato di risacca medio-alta, ma inghiottendo mezzo litro di lactobacillus casei sono riuscito per lo meno a non inondare di vomito i due signori anziani che mi stavano davanti.

atroC.T.X.Z.B.tion


postato da atrocityexibition | 23/01/2004 23:32 | commenti (7)

domenica, gennaio 18, 2004

this motherfucking world (edizione straordinaria): campagna di soliderietà “salvate il soldato atrocity”

bene, iniziamo alla stragrande. dei miei propositi per l’anno nuovo, il primo e più importante è andato prontamente a farsi fottere. ieri mattina (sabato) sono tornato dai miei e ho trovato un foglio con la bocciatura della mia domanda per la dispensa dal servizio militare. sarebbe bastato questo a stendermi (visto che la motivazione addotta è assolutamente falsa). invece allegato c’era una cartolina blu che mi convoca per mercoledì mattina in una caserma di trieste. non ho ben presente dove si trovi trieste, ma credo a qualche fottuto centinaio di chilometri da qui. bella merda, adesso mi tocca con ogni probabilità partire per davvero per andare a laggiù, in quella landa inabitata, fredda e battuta trecento giorni l’anno da un vento devastante, per sbrigare la formalità del rifiuto della divisa (ma c’è una tenue e vana speranza che si possa fare con un telegramma). immagino che i militari friulani la prenderanno bene e mi tratteranno come un ospite d’onore. innescherò, a quanto pare, un breve procedimento penale a mio carico che dovrebbe estinguersi con la richiesta per il servizio civile. mi avevano sconsigliato di farla prima per non pregiudicare le mie possibilità di ottenere la dispensa. ah. ad ogni modo io tra qualche mese devo laurearmi e non ho tempo per queste stronzate, quindi pensavo di porre la questione grosso modo in questi termini a quei militari per cercare di ottenere un congedo immediato e indolore. il mio piano è allegare alla mia richiesta i commenti a questo post, nei quali voi sosterrete la mia causa minacciando di smettere immediatamente di lavorare, studiare o di fare tutto quello che state facendo perchè se io devo fare il militare non c’è nessuno che si prenda cura del mio blog. per fermare la protesta sarà necessario che mi rilascino immediatamente e senza condizioni conferendomi anche una medaglia al valore. la cosa divertente di questa merda è che la settimana scorsa un mio amico di trieste mi aveva chiesto di partecipare telefonicamente a una trasmissione radiofonica. ieri l’ho chiamato per dirgli di non stare a telefonarmi che vado giù io. poi dietro la cartolina c’è scritto che nel caso (il mio caso) in cui il viaggio dovesse durare per più di quattro ore mi compete un’indennità di missione. quindi in sostanza mercoledì sarò già in missione. credo che annerirò il tappo di sughero della bottiglia di barbera che mi scolerò durante il viaggio per poi dipingermi il volto e cercare di riannettere la dalmazia all’interno dei confini italiani.

 

firma anche tu la petizione “save the private atroC.T.X.Z.B.tion”

postato da atrocityexibition | 18/01/2004 18:16 | commenti (28)

venerdì, gennaio 16, 2004

il fascino discreto dell’editoria (2): andrea pazienza/ national gallery
in questo fine settimana due iniziative editoriali hanno carpito l’attenzione della redazione di sad.aft.sex. la prima è l’uscita del quarontettesimo volume de i classici del fumetto di repubblica, dedicata al celebre e compianto fumettista bolognese prematuramente scomparso nel 1988. il volume (le cui dimensioni rappresentano il solito difetto) è composto per più di metà da episodi de le straordinarie avventure di pentothal, uno dei suoi primi personaggi, apparso per la prima volta nel 1977. di quell’anno cruciale queste tavole rappresentano una parte enorme della memoria collettiva, portano con loro tutta la visionaria follia e l’irriverenza della "fantasia al potere" che contraddistinse quell’incredibile stagione bolognese (gli scontri, le utopie situazioniste, il dams- che pazienza frequentava-, radio alice, l’eroina…). sono tavole lisergiche, allucinate, folli, in cui il confine tra attività onirica e realtà non è nemmeno abbozzato, disegnate sotto l’egida del dadaismo (tristan tzara è esplicitamente omaggiato con una citazione del manifesto di monsieur antipyrine). quello che senz’altro stupisce è il passaggio brusco che si avverte passando alle altre storie presenti su questo volume (zanardi e pertini), a testimonianza della totale libertà del disegno di pazienza, capace di creare tavole incredibilmente complesse e contorte (pentothal), per arrivare ad assottigliarsi fino alla pura stilizzazione con cui sono disegnate le divertentissime avventure del presidente partigiano, impegnato nella lotta per la resistenza in compagnia del suo luogotenente paz. queste ultime tavole sono state per me una graditissima sorpresa, peccato che sia stato dedicato pochissimo spazio a zanardi, il suo personaggio più famoso ed acclamato.

la seconda iniziativa che segnaliamo è l’uscita del quinto volume della collezione "i grandi musei del mondo", pubblicata dall’espresso, dedicata alla national gallery di londra. il filone dei libri d’arte allegati a quotidiani e riviste ha assunto ormai proporzioni tali da lasciar presagire un’imminente crisi di rigetto. ha il pregio di poter proporre finalmente libri d’arte a prezzi accessibili a tutti, il difetto di avere ormai rotto le palle, essendo stata una sorprendente miniera d’oro aggredita e spolpata fino all’osso da editori stremati dalle mancate vendite dei loro quotidiani. ma resistere di fronte al fascino del quadro rappresentato sulla copertina di questo volume è stato semplicemente impossibile, essendo il ritratto dei coniugi arnolfini di van eyck (1434) una delle cose più belle mai prodotte dal genere umano. probabilmente basterebbe il solo specchio (che poi non è uno specchio ma una televisione che proietta il filmino delle nozze dei coniugi) dipinto sulla parete in fondo a fare di questo quadro il capolavoro che è. la parte più interessante della collezione londinese è però quella dedicata al rinascimento italiano. è infatti custodito tra quelle pareti una delle più incantevoli opere di quel periodo: il misterioso san girolamo di antonello da messina, opera incredibile per la visionaria architettura delle stanze dentro le quali è rappresentato il santo, per la precisione dei giochi di luce che oscurano il fondo dell’ambiente e per complessità della sua componente zoologica. sfogliando il volume non ho potuto evitare di notare la forza dei paesaggi rocciosi degli esterni in terra santa che fanno da sfondo ad alcune delle più belle rappresentazioni sacre del rinascimento, come l’orazione nell’orto del mantegna, il battesimo di cristo di piero della francesca e la vergine delle rocce di leonardo. nel volume è presente anche il gessetto raffigurante la madonna con il bambino, sant’anna e san giovannino, opera chiave dello studio pittorico vinciano sull’indefinito. mi ha molto colpito rivedere il giuseppe in egitto di pontormo, quadro che avevo quasi dimenticato e che non smetterà mai di stupirmi per il surrealismo di un’architettura che (mi si perdonerà l’incompetenza) mi fa pensare a de chirico. delle altre sezioni del museo trova spazio qui sopra buona parte di quella dedicata all’impressionismo, ma i gioielli più luminosi che ho trovato sono un nebuloso quadro di turner e una splendida venere allo specchio di velàzquez (e la cena in emmaus di caravaggio). il libro in sé trovo sia fatto più che decorosamente. si preoccupa di contestualizzare storicamente e biograficamente ogni quadro (ho scoperto cose interessanti sulle vite di parmigianino, pontormo, rembrandt) e di dedicare ad ognuno una scheda di due pagine che ne approfondisce i contenuti. per esempio il ritratto del doge leonardo loredan di bellini è messo a confronto con un quadro del medesimo soggetto del carpaccio, accanto al ritratto di un collezionista del parmigianino possiamo ammirare la celebre madonna dal collo lungo custodita agli uffizi, il quadro di velazquez di cui sopra è confrontato con due opere simili di giorgione e renoir.

atroC.T.X.Z.B.tion


postato da atrocityexibition | 16/01/2004 23:54 | commenti (6)

martedì, gennaio 13, 2004

the johnny thunders experience(2)- in cold blood
continua il viaggio di sad.aft.sex attraverso la discografia di uno dei rockers più marci, sfigati e indimenticabili (ma dimenticati) della storia. dopo have faith è il turno di questo in cold blood, disco solista senza spaccacuori al seguito. alcuni cercano di farlo passare per roba da completisti ma in realtà contiene più di un motivo di interesse. intanto, come spiega nelle note di copertina nina antonia, puntualissima biografa di j.t, trattasi quasi di un "disco per errore". è stato pubblicato nel 1983 dalla francese new rose, che avrebbe dovuto far uscire un ep con cinque canzoni registrate in studio nell’82 tra boston e new york, ma "there was an error somewhere on the way to france" e in seguito il disco venne pubblicato insieme ad altre nove tracce registrate dal vivo al jonathan swift’s di cambridge. esistono varie edizioni su cd, perché la new rose pubblicò poi l’ep con le sole tracce in studio. questa della castle music le contiene tutte. è un disco che aveva fatto pensare alla rinascita di thunders, che non faceva uscire dischi in studio dai tempi (78) del capolavoro so alone. queste cinque canzoni prodotte da jimmy miller (rolling stones, tra gli altri) si distanziano per qualità dalla pulizia dei pezzi di so alone, suonano piuttosto scazzate, quasi come in un demo o un live in studio, se non fosse che thunders è entrato in sala di incisione come polistrumentista (due chitarre, basso e voce). le due canzoni di boston (in cold blood e just another girl) sono due inediti molto grezzi in pieno stile thunders. dall’euphoria sound studios esce invece una sorprendente cover del "root vegetable classic" di booker T and the MG’s "green onion" (poi riproposta anche dal vivo). le successive "diary of a lover" (commovente) e "look in my eyes" squarciano il velo sull’altra anima di thunders, quella più acustica e sentimentale che ci regalò classici del calibro di can’t put your hands ‘round a memory. i pezzi dal vivo sono eseguiti in compagnia di una formazione che, persi per strada gli heartbreakers, comprendeva walter lurie, joe mazzari e rock-a-billy rogers (non chiedetemi chi siano). si parte con un fantastico intro in cui thunders mette in mostra le precarie condizioni del suo sistema nervoso devastato dagli eccessi ("i think somebody slipped something into my drink..."). in scaletta l’immarcescibile too much junkie business, sad vacation, do you love me, una delle sue migliori versioni del classico louie louie di richard berry (sporca e sguaiatissima), un inedito dall’imperdibile titolo "treat me like a nigger" e soprattutto una sorprendente versione di gloria di van morrison, trasformata in un torrido blues grondante bourbon scadente e devastata dai deliri eroinici di thunders che cazzeggia con il pubblico a fine pezzo.

atroC.T.X.Z.B.tion


postato da atrocityexibition | 13/01/2004 00:43 | commenti (4)

giovedì, gennaio 08, 2004

le guide turistiche di sad.aft.sex (a.k.a. le guide lonely fucker): la lisbona da bere (I parte)

mi si chiede insistentemente di parlare del mio lungo soggiorno lisboeta, persone curiose o viaggiatori insicuri che vorrebbero qualche dritta per sapere cosa fare o vedere durante un eventuale vacanza. vale lo stesso discorso che ho fatto per parigi: da vedere non c’è praticamente niente, però approfittando dell’imminente campionato europeo 2004 potete sempre dare un’occhiata agli stadi alvalade (força sporting) e da luz, ricostruiti di fresco per l’evento. ho poggiato il mio culo sulle curve di entrambi e devo dire che anche dai settori più alti si vede del gran football e per chi come me è abituato a quel cesso delle alpi sembra di stare dentro al campo. ad ogni modo lisbona è il top di gamma delle città europee (seguita da porto e siviglia) e ci si possono passare delle giornate indimenticabili. di tutte le cagate che vengono abitualmente imposte ai turisti l’unica che forse dovete fare è quella del giro sull’eletrico numero 28, un pittoresco tram in grado di regalare dei bei momenti ai turisti e violentissime crisi di nervi agli abitanti della città che possono passare anche un quarto della loro esistenza nell’attesa di vederne arrivare uno. il sottoscritto combinazione abitava lungo il percorso di questo tram. le guide turistiche solitamente esaltano la bellezza del tratto che attraversa l’alfama e sale fino a graça. tendono però a tacere lo splendore dei quartieri che si possono ammirare quando ridiscende lungo intendente verso martim moniz. se volete essere dei viaggiatori veramente hardcore quando fa buio proseguite lungo rua angelina vidal fino ad avenida almirante reis. a quel punto scendete e provate a chiedervi cosa si proverebbe a doversi trovare lì in mezzo una volta al mese con in tasca un milione e due in contanti da consegnare alla padrona di casa. anche un semplice prelievo al bancomat potrebbe darvi un sentore di quei brividi. intendente è un quartiere in cui è relativamente facile trovare casa se siete studenti e cercate un appartamento da condividere. la cosa positiva è che sarete centralissimi, a due fermate di metro da rossio. a piedi consiglio di circumnavigare avenida almirante reis risalendo la collina di graça per poi ridiscendere lungo l’alfama. è più lungo e fottutamente faticoso (consiglio di fermarsi a fare benzina nelle decine di bar che troverete lungo la strada), ma avete maggiori probabilità di arrivare a destinazione integri, perché la cosa negativa è che intendente è un quartiere piuttosto caldo nel quale vale la pena guardarsi il culo mentre si cammina. personalmente seguendo la semplice regola della circumnavigazione, in un anno ho avuto al mio attivo solo una prova tecnica di assalto durante un prelievo al bancomat (intimazione di consegnare i soldi da lontano conclusasi poi in un nulla di fatto) e un altro blando approccio a scopo vagamente criminoso (da parte di una persona che è stata poi richiamata dal compare che gli ha detto di lasciarci perdere). in sostanza niente di grave, però altri miei amici sono stati meno fortunati. ad ogni modo in questo post vi verrà consigliato un percorso di vita diurna lisboeta (dal digestivo post pranzo all’aperitivo), mentre nel prossimo post ci occuperemo della vita notturna. mi rendo conto che la meteria alcolica è un po’ abusata in questo blog, ma vi garantisco che è assolutamente impossibile vivere a lisbona senza bere. il prezzo degli alcolici lo impone, e poi a riprova di questa mia teoria vi basti sapere che l’unica volta in un anno in cui sono uscito e non ho bevuto, sono scivolato dentro al fiume tejo mentre cercavo di pisciarci dentro (mi sembra ancora di sentire eddie che mi dice "oh, stai attento che si scivola". fede, tu non c’eri perché in quel momento eri a casa che stavi avendo un infarto). ad ogni modo se avete gustato un cozido à portuguesa in un bar di graça vi consiglio di spedirlo in fondo agli intestini con un’ amendoa amarga o un brandymel, due digestivi dolciastri assolutamente necessari se vi siete rimpinzati di orecchie di porco. a questo punto può partire il tour dei bar dell’alfama, locali che competono tra loro per economicità, sporcizia e stronzaggine dei gestori. sceglietevi un bel pomeriggio assolato d’estate e iniziate la vostra discesa casuale tra i vicoli di questo splendido quartiere capace di rubarvi in poche settimane cuore, fegato e polmoni. avvicinatevi agli inconfondibili banconi d’alluminio e ordinate un’imperial. vi verrà consegnato uno degli oggetti più succulenti che si possano desiderare sotto il sole portoghese, una piccola e fresca lager mediterranea venduta a un prezzo che oscilla tra gli ottanta centesimi e l’euro (per i gestori più disonesti). le due fabbriche leader del settore sono la sagres e la superbock. entrambe offrono un prodotto di alta qualità, fresco, leggero e pisciabilissimo. la seconda è leggermente più robusta, gli preferisco la prima, anche perché ogni estate sponsorizza un festival incredibile a zambujeira do mar (ho visto lì i migliori concerti della mia vita). procedete oscillando di bar in bar. è bene far affogare di tanto in tanto qualcosa nella birra. sconsiglio gli onnipresenti lupini di verghiana memoria e proporrei dei salgados di varia natura, meglio se di bacalhau (le pataniscas sono il top di gamma). sembra una cosa che vi occuperà pochi minuti, in realtà conosco persone che sono scese nel bar sotto casa per prendere un caffè e sono rientrate strisciando dieci ore dopo, non prima di aver pisciato pubblicamente dentro a dei bicchieri di plastica a una specie di festa dell’unità locale. dell’aperitivo magari vi parlerò un’altra volta, perché parlarvi del miradouro o adamastor, come benty sa bene, è una cosa talmente commovente che mal si concilia con le tonalità cazzeggiatorie di questo post.
atroC.T.X.Z.B.tion


postato da atrocityexibition | 08/01/2004 23:25 | commenti (17)

venerdì, gennaio 02, 2004

tv casualties(2): the simpson’s greatest hits

credo che la puntata odierna dei simpson meriti un breve approfondimento. una cosa che riesce sempre a mettermi di pessimo umore è quando le mie serie preferite infilano una di quelle puntate a basso costo con una selezione di alcune sequenze del passato. matt groening lo ha fatto molte volte, però la puntata di oggi, originale al 100%, segna una svolta in questa fastidiosa abitudine. l’episodio (quello del paese dei fantini) è stato, caso più unico che raro nella storia della televisione, una specie di viaggio in alcune vecchie puntate della serie attraverso l’uso del deja vu. una puntata che ha citato più o meno apertamente alcune situazioni del passato e ha funzionato in due sensi: come normale episodio della serie e come attivatore della memoria dei fan più affezionati, il cui cervello è stato diviso in due, lasciato in parte davanti alla tele a seguire la serie e nello stesso tempo spedito alla ricerca di alcune immagini “già percepite” (e vi prego di lasciarmi usare almeno una volta nella vita l’espressione deja entendu). il primo ad accorgersene è stato uno di quegli indimenticabili personaggi di contorno, il ragazzo obeso che gestisce il negozio di fumetti e gadget per collezionisti. in quanto fan maniacale di ogni oggetto di culto, quando bart chiede che venga adottato un cavallo bianco che rischia di venire abbattuto, ha fatto subito notare che c’era già stata una puntata dei simpson in cui la famiglia comprava un cavallo (e homer per sostenerne le spese finiva a fare il commesso al jet market). homer si fa portavoce del disinteresse generale, dovuto anche al fatto che la serie è (con l’eccezione di alcune puntate iniziali e di quella della morte della moglie di flanders) costruita su un principio di immutabilità che corrisponde spesso alla cancellazione della memoria (emblematico il caso del direttore skinner, scoperto essere l’usurpatore dell’identità di un altro. ma a fine puntata tutto deve essere uguale a prima). l’episodio del presunto plagio si chiude in maniera esilarante, con l’uomo del negozio di fumetti che avvicina marge vestendo una maglietta su cui è scritto “worst episode ever” e le dice “vi tengo d’occhio”. ma l’ambientazione iniziale della puntata poteva già richiamarne altre, essendo ambientata in una fiera cittadina (ricorderei quella del viaggio lisergico di homer dovuto all’ingestione di un peperoncino potentissimo. in quella di oggi invece finisce col farsi friggere la maglietta) alla quale era annesso un concerto (qui va citata la puntata del lollapalooza, in cui i cypress hill ordinano un’orchestra di ventiquattro elementi e la usano per suonarci “insane in the brain”, mentre homer indossa un cappello rasta e se non sbaglio le scarpe di otto, autista dello scuolabus, prendono vita). l’episodio cambia di ambientazione e ci si trasferisce in un ippodromo, in cui vediamo il barista moe (in una sequenza fine a se stessa, che non influisce sullo svolgimento della trama) che cerca un biglietto vincente tra quelli buttati per terra (come fecero homer e bart nella puntata in cui trovano il piccolo aiutante di babbo natale) e quando alza lo sguardo vede una ragazza e se ne innamora (è la seconda volta che gli succede, la prima fu quando homer inventò un cocktail a base di sciroppo per la tosse). qui arriva un marchio di fabbrica della serie: la citazione cinematografica. nella puntata di ieri era un indimenticabile direttore skinner che vestiva i panni del norman bates di psyco, qui invece moe veste quelli di jim carey in the mask, quando il suo cuore prende a battergli fuori dal petto. quanto a marchi di fabbrica in una puntata come questa non potevano mancare il musical e la svolta psichedelico-surreale. sono entrambi riuniti nella geniale invenzione del paese dei fantini, misteriosa città sotterranea nel quale homer viene trascinato e in cui questi malefici gnomi feroci minacciano homer di nutrirsi del suo cervello, ma solo dopo aver cercato di convincerlo con una canzone alla quale partecipa anche lui. l’impressione è che nel suo meccanismo scopertamente artificioso, groening abbia scherzosamente cercato di costruire “l’episodio perfetto”, un fast forward allucinato di tutti gli episodi del passato.

atroC.T.X.Z.B.tion

postato da atrocityexibition | 02/01/2004 15:49 | commenti (7)



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