|
giovedì, ottobre 14, 2004
le guide turistiche di sadness after sex: isole canarie vol. 2 al mattino dopo sento in giro starnuti e nasi colanti, pare che abbiamo importato questo virus del cazzo in un paradiso di sole e mare dove la gente non si ammala mai, allora mentre io mi riprendo crollano nell’ordine prima rob e poi jose. leggo su un quotidiano sportivo che anche quel cagone di beckham è in dubbio per domenica prossima causa sindrome influenzale, infatti mi sono come dimenticato di dirvi che durante la breve sosta a madrid sono stato dieci minuti a starnutirgli sulla porta di casa sperando di infettarlo. all’aeroporto un’addetta alla sicurezza si fissa su di me e quando infila i guanti in lattice temo seriamente la perquisizione anale ma alla fine mi lascia andare senza frugarmi negli intestini e ce ne andiamo al bar a improvvisare la combinazione caffè/panini di jamon serrano come rimedio antirisacca. cambiamo isola, all’arrivo a fuerteventura viene a prelevarci Daniel, direzione Puerto del Rosario. siamo ancora leggermente rincoglioniti e non sappiamo neanche dove stiamo andando ma lasciamo fare jose che ha messo in moto la sua ragnatela di contatti in tutte le isole per garantirci una permanenza di prima categoria. infatti a casa di Daniel ci accoglie sua moglie Soila (spero si scriva così) che ci ha preparato un’indimenticabile paella fatta con la pasta. un minimo di collasso pomeridiano poi rimontiamo sul fuoristrada di Daniel, direzione Corralejo, dove finiamo in questa casa allucinante il cui giardino sconfina nella spiaggia che sconfina nell’oceano con vista sull’isola di fronte. non c’è Kilian, che sarebbe il padrone di casa e lo vedremo solo la sera del giorno dopo. finiamo con Daniel e Soila in un ristorante argentino dove ci vengono serviti dei pezzi di carne grandi il doppio dei nostri stomaci. dopo finiamo a sparare stronzate digestive nel bar di fianco con un paio di etiqueta negra che ci ritappezzano il palato e conveniamo che gli argentini per la carne e il futbol bisogna lasciarli stare. al risveglio è ora della prima gita in canotto della mia vita, salpiamo e scorrazziamo verso l’Ilha de lobos, che sarebbe questo posto disabitato dove una volta ci abitavano i trichechi e finiamo a sguazzare dentro l’acqua più splendida che mi sia mai capitata e mi infilo qualche attrezzo che hanno portato per guardare dei pesci tropicali coloratissimi che se ne sbattono della mia presenza. dopo a nostra insaputo scatta una camminata lungo l’isola in direzione del faro, più di un’ora di cammino in un ambiente che per clima e conformazione ricorda vagamente il deserto del mojave, vediamo il vulcano, piante pazzesche e paesaggi lunari. all’arrivo al faro io e rob chiediamo di essere lasciati lì a morire per non dover affrontare il ritorno e alla fine ci viene promessa una grigliata per farci schiodare. ritorniamo con Soila che ci spiega un sacco delle robe che vediamo, soprattutto queste piante che sa il cazzo come fanno a vivere con il sole che gli brucia addosso tutto il giorno. bagno ristoratore alla spettacolare playa de la concha e ritorno a casa con conseguente svenimento a metà grigliata a causa delle fatiche del giorno. domenica jose è steso per via dell’influenza, salta il viaggio a Lanzarote dove già progettavo di citofonare a saramago, spernacchiarlo e scappare via, si va con Kilian a El Cotillo, in una spiaggia di surfisti dove provo a tuffarmi ma le onde troppo alte mi sbattono per terra e me ne esco sanguinante in vari punti e me ne sto sull’asciugamano in silenzio, poi un paio di surfisti toscani di fianco a noi iniziano a picchiarsi ma finisce subito, andiamo in quest’altra spiaggia dove si raduna questo gruppo di belgi, italiani, francesi che si sono rotti le palle di vivere in quei posti di merda e se ne sono venuti a stare qui a fare surf e guardare l’oceano e la domenica si trovano a giocare a pallavolo e bersi un paio di birre nel bar di fianco all’argentino. questa situazione migratoria mi colpisce, avrei voluto approfondire ma non volevo fare l’antropologo della situazione. Soila che è sempre gentilissima ci accompagna a vedere El Cotillo che è questo paesino di pescatori di cui per qualche ragione mi innamoro, invece Corralejo sembra un sobborgo di disneyland, con fiumi di turisti inglesi che si riversano nelle riproduzioni dei loro pub. il giorno dopo in macchina con kilian e jose ci becchiamo un tour indimenticabile per tutta fuerteventura, molto meno spigolosa rispetto a tenerife, piena di montagne mordide, gialle, vulcanica e sabbiosa allo stesso tempo. ci fermiamo a Betancuria per una birra ma il top della giornata è Ajuy, altro paesino di pescatori con la sua spiaggia in sabbia nera e degli scogli pieni di grotte da infilarcisi dentro. mangiamo alla grande. al martedì kilian ci raccompagna all’aereoporto, siamo di nuovo a tenerife, posiamo i bagagli e ribecchiamo ricky, arriva anche Maria Pilar che sarebbe la sorella di jose e finiamo a mangiare in un posto dove non riusciamo più a smettere di ordinare digestivi e quando chiudono lo sappiamo già che siamo finiti in una maratona no stop drinkin’ e ci dirigiamo a sbevazzare in un posto dove visto che trattasi di martedì di coppa fanno vedere il futbol alla tele e condivido antimadridismo con quello del tavolo dietro mentre il real abusa della difesa della roma per quattro volte. il giorno dopo in macchina con ricky e jose e maria pilar ci arrampichiamo sulle montagne al nord di tenerife, in mezzo a questi paesagggi nebbiosi e boschi verdissimi e soprattutto una costa rocciosa che tutto quanto mi ricorda certe robe dell’inghilterra invece di rendermi conto che siamo di fianco al sahara. mangiamo in una bettola molto carina con queste vecchiette che ci fanno aspettare un sacco prima di servirci il pesce, che è una roba che quando sei in un posto così con della gente così con una bottiglietta di Dorada o Tropical bella fresca tra le mani ti garantisco che non te ne frega un cazzo e aspetteresti tutta la vita pur non di dover tornare all’ombra della mole a ciucciarti la tua dose di freddo spinoso e considerare il fatto che vivi in un posto che ti sfagiola fino a un certo punto e magari prima o poi bisognerà prendere qualche provvedimento a riguardo. la sera salutiamo Ricky, il Txetxo, Cecilia, al mattino Raffa ci porta all’areoporto e ci lascia un volantino no global da tradurre e speriamo di sentirci presto e jose lo salutiamo relativamente perché si vede subito stiamo tutti quanti per secernere qualcosa dagli occhi. atroC.T.X.Z.B.tion feat. Rob, Jose, i genitori di Jose, Ricky, Raffa, Ermes, il Txetxo, Cecila, El Maño, Daniel, Soila, Kilian, Maria Pilar, Chorissa la tortuga. se mi sono dimenticato qualcuno lo siento. grazie a GG e paolino per avermi sempre tenuto aggiornato sui risultati dei futbol. finito fino a un certo punto postato da atrocityexibition |
14/10/2004 22:10 | commenti (6)
|